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"Appoggiata alla luna"

di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



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"Ci sono il noto e l'ignoto,
e in mezzo ci sono le porte"
-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
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ma solo ciò che avviene
nella realtà
dei fatti è verità"
-Vulcanochimico
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29 gennaio 2012

Poesie...Quando

-"Bambino palestinese dà il benvenuta alla Freedom Flotilla"foto di Vittorio Arrigoni-

Quando prendi un suo raggio
e con quello scrivi,
ti fa visita il sole
e ti regala un libro.

Quando sai leggere
le parole dell’onda
ti fa visita l’acqua
e ti regala la sua ninfa più bella.

E quando ti si accende nel cuore
l’amore per gli oppressi
ti fa visita il futuro
e ti offre tutta la felicità del mondo.

-Sherko Bekas-




26 gennaio 2012

«Arbeit macht frei»

Come è noto, erano queste le parole che si leggevano sul cancello di ingresso nel Lager di Auschwitz. Il loro significato letterale è «il lavoro rende liberi»; il loro significato ultimo è assai meno chiaro, non può che lasciare perplessi, e si presta ad alcune considerazioni.

 

Il Lager di Auschwitz era stato creato piuttosto tardi; era stato concepito fin dall’inizio come campo di sterminio, non come campo di lavoro. Divenne campo di lavoro solo verso il 1943, e soltanto in misura parziale ed in modo accessorio; e quindi credo da escludersi che quella frase, nell’intento di chi la dettò, dovesse venire intesa nel suo senso piano e nel suo ovvio valore proverbiale-morale.

 

È più probabile che avesse significato ironico: che scaturisse da quella vena di umorismo pesante, protervo, funereo, di cui i tedeschi hanno il segreto, e che solo in tedesco ha un nome. Tradotta in linguaggio esplicito, essa, a quanto pare, avrebbe dovuto suonare press’a poco così:«Il lavoro è umiliazione e sofferenza, e si addice non a noi, Herrenvolk, popolo di signori e di eroi, ma a voi, nemici del terzo Reich. La libertà che vi aspetta è la morte».

 

In realtà, e nonostante alcune contrarie apparenze, il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme. Sotto ogni militarismo, colonialismo, corporativismo sta la volontà precisa, da parte di una classe, di sfruttare il lavoro altrui, e ad un tempo di negargli ogni valore umano. Questa volontà appare già chiara nell’aspetto antioperaio che il fascismo italiano assume fin dai primi anni, e va affermandosi con sempre maggior precisione nella evoluzione del fascismo nella sua versione tedesca, fino alle massicce deportazioni in Germania di lavoratori provenienti da tutti i paesi occupati, ma trova il suo coronamento, ed insieme la sua riduzione all’assurdo, nell’universo concentrazionario.

 

Allo stesso scopo tende l’esaltazione della violenza, essa pure essenziale al fascismo: il manganello, che presto assurge a valore simbolico, è lo strumento con cui si stimolano al lavoro gli animali da soma e da traino.Il carattere sperimentale dei Lager è oggi evidente, e suscita un intenso orrore retrospettivo. Oggi sappiamo che i Lager tedeschi, sia quelli di lavoro che quelli di sterminio, non erano, per così dire, un sottoprodotto di condizioni nazionali di emergenza (la rivoluzione nazista prima, la guerra poi); non erano una triste necessità transitoria, bensì i primi, precoci germogli dell’Ordine Nuovo. Nell’Ordine Nuovo, alcune razze umane (ebrei, zingari) sarebbero state spente; altre ad esempio gli slavi in genere ed i russi in specie sarebbero state asservite e sottoposte ad un regime di degradazione biologica accuratamente studiato, onde trasformarne gli individui in buoni animali da fatica, analfabeti, privi di qualsiasi iniziativa, incapaci di ribellione e di critica.

 

I Lager furono dunque, in sostanza «impianti piloti» anticipazioni del futuro assegnato all’Europa nei piani nazisti. Alla luce di queste considerazioni, frasi come quella di Auschwitz, «Il lavoro rende liberi», o come quella di Buchenwald, «Ad ognuno il suo», assumono un significato preciso e sinistro. Sono, a loro volta, anticipazioni delle nuove tavole della Legge, dettata dal padrone allo schiavo, e valida solo per quest’ultimo.

 

Se il fascismo avesse prevalso, l’Europa intera si sarebbe trasformata in un complesso sistema di campi di lavoro forzato e di sterminio, e quelle parole, cinicamente edificanti, si sarebbero lette sulla porta di ingresso di tutte le officine e di tutti i cantieri. 

-Primo Levi, in «Triangolo Rosso», Aned, novembre 1959.-




24 gennaio 2012

Arte ed Emozioni...Pensieri

-Delphin Enjolras-

Seduta 
sui miei pensieri
compongo
fogli di poesia
muta
-Vulcanochimico-




20 gennaio 2012

Poesie...Haiku

Di me scrivete
che ho amato i versi
e i kaki

-Masaoka Shiki-

 Un buon fine settimana a tutti...a presto

-Vulcanochimico-




16 gennaio 2012

Poesie...Inverno

Fili di pioppi

fili neri di nubi

sul cielo rosso

e questa prima erba

libera dalla neve

chiara

che fa pensare alla primavera

e guardare

se ad una svolta

nascano le primule.

 

Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri

la nebbia addormenta i fossati-

Un lento pallore devasta

i colori del cielo.

Scende la notte

nessun fiore è nato

è inverno anima

è inverno.

-A.Pozzi-




13 gennaio 2012

Poesie...La vita,il vento

La vita che di volata acciarpava
la burrasca di primavera e poi via,
la vita – il vento e le sue cento promesse
mai mantenute – e poi via,
le sue cento prodezze e il disastro
e poi via, la vita, il vento.

la vita, sì dolce quando le va.

(AndréFrénaud trad.di G. Caproni)

 




3 gennaio 2012

Arte ed Emozioni...La solitudine di una casa vicino alla ferrovia

-Edward Hopper "House by the railroad"1925

Haiku
Trema il cuore
non solo le pareti
ad ogni fischio
-Vulcanochimico-




1 gennaio 2012

Dei e Miti...Giano

Giano è una divinità tipicamente italica. La particolarità di Giano è la doppia faccia,pertanto è anche chiamato il dio bifronte. Egli èun dio del tempo,un dio del sole che sorge e tramonta. Divenne il dio delle porte,colui che le apre e le chiude Essendo custode della porte impugna una grossa chiave,la sua seconda caratteristica è il bastone.A Giano sono sacri la prima ora del giorno ed il primo mese dell’anno,che porta il suo nome Januarius,cioè Gennaio. Il mito vuole che fosse re del Lazio e avesse la sua residenza dove sarebbe sorta la futura Roma,esattamente sul Gianicolo.Alcune fonti indicano Giano come il primo dio di Roma e lo annoverano anche tra le divinità marine,infatti si credeva inoltre che avesse il potere di far zampillare all'improvviso dal terreno sorgenti e polle d'acqua, così come avvenne quando salvò Roma dai Sabini, nemici dei Romani, che si accingevano ad entrare in città da una porta, rimasta inspiegabilmente aperta: fece sgorgare una sorgente, come una cascata, che mise in fuga gli aggressori. Nei frammenti sopravvissuti del “Carmen Saliare” (*)riportati di seguito,Giano è omaggiato come padre e dio degli dei.

 

« divum +empta+ cante, divum deo supplicate »
« cantate Lui, il padre degli Dei, supplicate il Dio degli Dei »
(fragmentum 1)

(*)Con il nome di Carmen Saliare si indica un frammento in latino arcaico il cui testo, nell'antica Roma, veniva recitato nello svolgimento dei rituali praticati dai sacerdoti Salii conosciuti anche come i "sacerdoti saltellanti".



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