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 "Piante di Iris"-Vincent Van Gogh

    


"Appoggiata alla luna"

di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



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"Ci sono il noto e l'ignoto,
e in mezzo ci sono le porte"
-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
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ma solo ciò che avviene
nella realtà
dei fatti è verità"
-Vulcanochimico
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28 maggio 2011

Il libro..."Racconti con figure"

Il viaggiatore statico

Stringendo al petto un piroscafo come un bambino stringe al petto un giocattolo, il Fernando Pessoa di António Costa Pinheiro viaggia seduto a un tavolo. Negli occhiali che ha sul naso volano due gabbiani, in altri occhiali posati sul tavolo si riflettono altri piroscafi, evocazioni di altri viaggi, di mari lontani.Il più importante, il vero viaggio della sua vita, Pessoa lo fece a diciassette anni, da Durban, dove era cresciuto, per tornare a Lisbona, città da cui non si sarebbe più allontanato. Per Durban era partito a sette anni con la giovane madre vedova che raggiungeva il secondo marito, sposato per procura, nella colonia britannica dove costui era console del Portogallo. A tredici anni Fernando era tornato per un lungo soggiorno a Lisbona con la nuova famiglia (genitori, la sorella e il fratellino) e aveva anche visitato le Azzorre.Ma l'autentico nostos fu quello del suo definitivo ritorno in patria. Fu insieme una scelta di vita (i suoi fratelli avrebbero invece scelto un'università inglese) e di percorso, perché si imbarcò sul transatlantico Herzog che raggiungeva Lisbona navigando lungo le coste orientali dell'Africa. Quel memorabile viaggio in transatlantico che dall'Oceano Indiano al Mar Rosso, al Canale di Suez, al Mediterraneo, all'Atlantico lo portò fino alla sua città natale, è descritto in una lunga poesia del primo Álvaro de Campos, Opiário. È una sorta di poemetto parnassiano-simbolista carico di un'ironia che lo fa sembrare una parodia del decadentismo. Feste di gala a bordo, smoking-rooms, lune scenografiche sul Canale di Suez, oppio e morfina, atmosfera futile degli "anni folli" che maschera la smorfia tragica alla Fitzgerald: questo l'ambiente.Ma, soprattutto, l'incompetenza verso la vita («Sentire la vita illanguidisce e infiacca»), quella stessa incompetenza che appartiene a Baudelaire, a Proust, a Benjamin, a Beckett («Bon qu'à ça», rispose Beckett quando gli chiesero perché scriveva).Però era tutto un gioco. E in questo quadro il "piccolo" Fernando tiene stretto il suo balocco al petto. Altri sarebbero stati i suoi viaggi: eroici, visionari, furibondi viaggi di avventure e di scoperte, ma tutti immaginari.E soprattutto fatti da altri, dai navigatori portoghesi descritti nell' Ode Trionfale, nell' Ode Marittima e in Messaggio. E poi i viaggi sognati verso isole lontane, ma anch'esse ironicamente posticce, scenografiche, orlate di palmizi, rosee e azzurre come calcografie.Il grande viaggiatore di viaggi mai fatti («La vigilia di non partire mai / almeno non ci sono valigie da fare»), colui che giocò con la vita come se fosse un sogno e col sogno come se fosse la vita, è qui ritratto da António Costa Pinheiro nell'estrema serietà del suo gioco. Pessoa ebbe una grande riluttanza, che alla fine vinse, a farsi la carta d'identità e soprattutto a metterci so pra la propria fotografia, quella che chiamò «la provvisoria rappresentazione visibile» di se stesso. Se tornasse in vita, trasformare questo quadro in una foto formato tessera per metterla sul suo documento di "Viaggiatore dell'Infinito" probabilmente sarebbe per lui una ironica rivincita su ciò che chiamiamo "obiettivo".-Antonio Tabucchi- “Racconti con  figure”, pp.212-215 Sellerio editorePalermo-


 «Spesso la pittura ha mosso la mia penna. Se in un lontano pomeriggio del 1970 non fossi entrato al Prado e non fossi rimasto “prigioniero” davanti a Las Meninas di Velázquez, incapace di uscire dalla sala fino alla chiusura del museo, non avrei mai scritto Il gioco del rovescio. Lo stesso vale per l’enorme suggestione provata da bambino davanti agli affreschi del convento di San Marco, rivisitati spesso da adulto, che un bel giorno ritornò con prepotenza sbucando nelle pagine de I volatili del Beato Angelico».
Dalla suggestione di un’immagine, soprattutto dalla pittura, nascono questi racconti di Tabucchi. Ma a sua volta il racconto sembra catturare in un’altra dimensione le figure che lo provocarono: è quella contea fantastica dove, come scrisse Leopardi, «l’anima immagina quello che non vede». Così le figure sembrano risvegliarsi dalla loro immobilità, acquistano vita, da immagini diventano personaggi e interpreti delle loro storie.
Suddiviso come un ideale spartito musicale (l’Adagio dove prevale la chiave della malinconia, l’Andante con brio per un’atmosfera più giocosa, le Ariette laddove il motivo è solo accennato e non eseguito) questo libro polifonico è anche il puro piacere del testo, un fuoco d’artificio narrativo, lo stupefacente cromatismo di un maestro riconosciuto del racconto.






25 maggio 2011

Arte ed Emozioni....Le mani in pasta


-P.Laurenzi-

Setacciando parole
le virgole cadono
cambiando senso
alla farina...
il mugnaio
e il pastaio
litigano
sulle punteggiature
apostrofandosi...
-Beppe Bresolin-





22 maggio 2011

Io non dimentico...Il 23 Maggio del 1992

Il 23 maggio 1992 in un attentato mafioso pesero la vita:
il magistrato antimafia GIOVANNI FALCONE, la moglie FRANCESCA MORVILLO
e tre agenti della scorta: ANTONIO MONTINARO,VITO SCHIFANI,ROCCO DI CILLO

BISOGNA RICORDARE SEMPRE AFFINCHE' IL FUTURO ABBIA MEMORIA...Vulcanochimico




21 maggio 2011

Poesie...Tisane.84


C’era una volta una creatura che ogni volta che parlava le parole non scomparivano. Le camminavano proprio davanti o rimanevano lì e non scomparivano. Quando lei rincasava le parole lì stavano. Sull’uscio di casa delle altre creature tutti i giorni al mattino le parole riempivano i bidoni sino all'orlo e talune rotolavano persino a terra mentre in casa di quella creatura le parole non morivano. Riempivano tutta la casa e pure l’aria aveva parole intere. Allora un giorno la creatura comprese che facile è la sincerità e quando qualcuno dice che gli piacerebbe ritirarsi dentro un’arancia per dormire in verità un acino d’uva sarebbe sufficiente.
-Ana Hatherly-

Le Tisane di Ana Hatherly sono meditazioni poetiche sulla scrittura come pittura e filtro della vita....Un buon fine settimana a tutti.
-Vulcanochimico-




19 maggio 2011

Arte ed Emozioni..."Tutti gli anni è una storia"


-"Contadini al lavoro"R.Guttuso-
Ti chiedi a che serve scalzare
tre o quattro viti
sotto un sole che spacca le pietre,
e la schiena ti crepa davvero
se alzi uno zappone a prima mattina.
Ma poi, hai rotto, impalato, inzolfato,
il ramato l'hai preso a credenza,
da quando hai veduto le prime tue foglie
non hai più dormito, nessuno ha dormito.
Poi, che ci fai con un vino
che vendi a due soldi.
Tutti gli anni è una storia.
Col tempo potresti cambiare le viti
come ha fatto il barone,
così l'uva ti cresce pisciarella,
ma chi ha soldi per questo.
Adesso che piove
hai bisogno di un paio di scarpe,
la sera ti guardi tua figlia
le sue labbra sempre screpolate,
e dici Genova, un posto a Milano,
si trovasse una qualche amicizia, una chiave,
la porta del Vaticano.
Ti spieghi così come un poco per volta
una via perde un vecchio buongiorno,
se ne vanno quei cari proverbi
ch'erano gli ori di tutto un vicinato.
-Franco Costabile-
 (da" La rosa nel bicchiere")





14 maggio 2011

Pensieri Bonsai...Essere nessuno

In un mondo dove il denaro fa parte della scala valoriale ed è al primo posto,insieme all'ipocrisia,al camaleontismo,"all'essere  qualcuno",all'interesse per la stupidità, essere nessuno è un privilegio di pochi
-Vulcanochimico-
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11 maggio 2011

Poesie...Melodie solitarie


Intense emozioni
dai suoni flautati
diffondono melodie
solitarie nell'anima.
Le note struggenti
si espandono
negli immensi spazi siderali
s'accendono le stelle
scintillano gli occhi:
brillano di lacrime.

-Vulcanochimico-




9 maggio 2011

Ricordati di ricordare :"di Peppino che infranse i comandamenti dei padri,sbeffeggiò il potere ed esplose sui binari"...era il 9 maggio 1978


-Felicia Impastato con la foto del figlio Peppino-




7 maggio 2011

A tutte le mamma del mondo...



AUGURI A TUTTE LE MAMME DEL MONDO





Alle mamma che non riveranno fiori e regali











     Un Augurio speciale alle Mamme speciali




"Il cuore di una madre è un abisso in fondo al quale si trova sempre un perdono."
-H.de Balzac,"La femme de trente ans"-






4 maggio 2011

Poesie: Tessitori di Nuvole...


I tessitori di nuvole
hanno
i piedi ben piantati in terra,
rivolgono
lo sguardo verso il cielo,
istoriano
nuvole di sogni,
intessono
trame di speranze,
spalancano
le porte del cuore,
aprono
la mente alle differenze,
ricuciono
ferite col sorriso,
dipingono
il coraggio di luce solare,
schivano
della notte la paura,
cavalcano
le scie della luna.
-Vulcanochimico-




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