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di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



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"Ci sono il noto e l'ignoto,
e in mezzo ci sono le porte"
-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
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ma solo ciò che avviene
nella realtà
dei fatti è verità"
-Vulcanochimico
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30 aprile 2011

1°Maggio 2011:Ricordare che è la festa dei lavoratori e del lavoro




Non saranno i grandi eventi organizzati in questa data che ci faranno dimenticare che
 il 1° maggio è la Festa dei Lavoratori e del Lavoro:

STORIA E SIGNIFICATO DI UNA RICORRENZA

Sullo stesso tema:




28 aprile 2011

Arte ed Emozioni...Le ragazze di Gauguin


-Due Tahitiane con fiori di mango,1899 P.Gauguin-
"Le ragazze di Gauguin
dentro gli occhi hanno
il sole e lampi di uragani
E la notte le accenderà
fiamme di stelle nell'oscurità..."






26 aprile 2011

Pensieri Bonsai...Le cose più importanti sono le più difficili da dire


Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perchè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più di questo vero?. Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via . E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore secondo me, quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

(Stephen King,”Stagioni diverse:L'autunno dell'innocenza”)





25 aprile 2011

25 Aprile...io non dimentico!

Il 25 aprile ricorre la Festa della Liberazione d'Italia dalla dittatura fascista...
Io non dimentico!
Io non dimentico il sangue versato dai padri per la libertà e la democrazia.
Il tentativo di revisionare la Storia è un attentato
alla nostra democrazia
alla
Libertà
e
alla
Costituzione Italiana.

Buon 25 Aprile!

La Libertà nasce dalla Resistenza
-Vulcanochimico-




22 aprile 2011

I Fiori raccontano..,La riconoscenza,il rinnovamento,l'amore immortale,il silenzio...

Il pesco, prunus persica appartiene alla famiglia delle rosaceae. E’ originario delle zone montuose del sud-ovest della  Cina e la sua coltivazione in Italia pare risalga già nel I secolo dopo Cristo. La bellezza dei suoi fiori fa si che sia coltivato nei giardini anche come pianta ornamentale. I fiori che compaiono in primavera prima delle foglie hanno splendidi colori che vanno dal rosso,al rosa-rossastro al rosa vivo o bianchi e possono essere doppi e semidoppi. L’origine del nome latino si attribuisce al fatto che Alessandro Magno durante i suoi numerosi viaggi in Medio-Oriente,l’avesse portato dalla Persia in Grecia. La sua favolosa,primaticcia fioritura simboleggia la gioventù,la bellezza,la rinascita e il rinnovamento ed è presente negli affreschi murali di Pompei. In Cina il pesco è considerato l’albero dell’immortalità,in Giapppone simboleggia la protezione contro le forze del male,in Egitto a causa della  foggia lanceolata e affusolata,simile ad una lingua, della foglia lo eleva a simbolo del silenzio. Nella florigrafia ottocentesca nel regalare un ramo di fiori di pesco si dichiara l’ammirazione,la profonda riconoscenza oltre ad essere il simbolo dell’amore immortale.

Sulla Rinoconoscenza...

La riconoscenza è la memoria del cuore


E' con profonda riconoscenza che dedico ai lettori di questo blog questo post,unitamente ai miei sinceri aguri di una Pasqua serena e di rinnovamento.

-Vulcanochimico-




21 aprile 2011

Sui cibi e sulle bevande...L'Agnello di pasta di mandorla


L’agnello di pasta di mandorla tipico dolce pugliese fa parte dei dolci diplomatici,ossia di quelli che  nei conventi le suore preparavano per omaggiare, in occasione delle feste, il vescovo, i prelati e i personaggi influenti. La peculiarità di questo dolce è nella farcia ed in particolare nella faldacchiera unita a marmellata e cioccolato. Si narra  che l’idea della faldacchiera nella pancia  dell’agnello fu di una suora, la nobildonna leccese Anna Fumarola, che la mise a punto quando fu badessa del monastero di San Giovanni Evangelista, negli anni tra il 1680 e il 1700.  Altri riferiscono di altri monasteri meridionali specializzati nella produzione di faldacchiere e il suo racconto, si divide e si contende, in Puglia, tra  le Benedettine di Lecce e le Teresiane di Bari. La faldacchiera,è un nome  di origine spagnola, poi entrato in uso nel dialetto napoletano. Così dunque al tempo degli Spagnoli, nel regno di Napoli nel Seicento, ancor prima di essere reinventata a Lecce come riempimento unito a marmellata e canditi per la pancia dell’agnello pasquale o del pesce natalizio, la “faldicchera” era solo un piccolo dolce fatto di uova e zucchero  ed era già  gusto diffuso nei conventi. In Puglia lo preparavano, dicono gli storici, le monache di Grottaglie, le Clarisse di Turi e le Benedettine di Lecce. Vincenzo Corrado, monaco benedettino originario del Salento, cuoco e credenziere di buon gusto nel giro di  corte  dei Borbone nel ‘700 preparava rispettivamente la faldacchiera e la pasta di  mandorla nel seguente modo:

gialli d’uova mescolati col giulebbe si faranno nello stesso stainato assodare al fuoco, aggiungendoci qualche goccia di oglio di cannella, o pure essenza di cedrato. Dimenata bene e freddata che sarà questa pasta, si ridurrà in tante pallette   raggirate tra le mani con polvere di cipro. Indi ad una ad una si tufferanno in un giulebbe denso”. Cavati fuori dal giulebbe le pallottoline si rigiravano poi nello zucchero in grana.
La pasta di mandorla
Ingredienti
Occorrono mandorle pugliesi, zucchero e cacao amaro, polvere di zafferano o di cocciniglia e qualche mandorla amara di prugna o di albicocca: Le ricette dicono 5 o 6 per un chilo di mandorle. 
Preparazione
Si comincia con zucchero e acqua e così si fa il giulebbe ; e mentre fila si aggiungono le mandorle e si cuoce la pasta a fuoco lento. Aspettiamo che la pasta si raffreddi per lavorarla con le mani e colorarla, aggiungendovi del cacao o della polvere di cocciniglia o anche di zafferano, a piacimento. Lavoreremo ancora con le mani la pasta, proprio come fanno, qui in città, gli scultori della cartapesta: fino a dare poi all’impasto, con formine di rame o di alluminio (se ne trovano oggi più facilmente di gesso ), l’aspetto del pesce o dell’agnello.  E’ nella pancia dell’impasto il posto dove sistemeremo la faldacchiera: uno strato di spuma d’uovo e uno di marmellata, di uva o di amarene o di pere. Ricopriremo il tutto con altra pasta e la nostra scultura di mandorla avrà preso così forma e consistenza. Alla fine daremo al pesce, per occhio, un chicco di caffè e simuleremo le branchie con dei confettini d’argento. Per “vestire” invece l’agnello basterà, come per tradizione, un nastrino rosso.

L’agnello nella foto da me fatto segue a grandi linee la ricetta di V.Corrado,in ogni famiglia c’è il segreto della ricetta dell’agnello pasquale o del pesce natalizio di pasta di mandorla,è doveroso puntualizzare che molte delle notizie storiche sono stata da me estrapolate da una scheda di F.Minonne pubblicata su Quoquo. Mi piace anche sottolineare che l’agnello è stato impreziosito nella confezione anche dalla mia frutta di marzapane,adorando le contaminazioni non poteva certo mancare questa siciliana,frutta molto simile alla Frutta di Martorana,il cui nome si deve alla Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio o della Martorana, eretta nel 1143 da Giorgio d'Antiochia, ammiraglio del re Normanno Ruggero II, nei pressi del vicino monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194, da cui prese il nome, e di quello di Santa Caterina nel centro storico di Palermo dove le suore lo preparavano e lo vendevano fino a metà del 1900, tradizione oggi abbandonata. Anche in questo caso si narra che le suore per addobbare il convento in occasione della visita del papa ed avendo poca frutta del loro giardino a disposizione,pensarono di crearla loro utilizzando la pasta di mandorla e lo zucchero.

Un saluto dolce a tutti...a presto

-Vulcanochimico-

 





20 aprile 2011

Poesie: Dev'esserci...


-C.Theberge-

Dev'esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev'esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev'esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mar che nuota in un altro blu,
un'altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quanto puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

-Josè Saramago-




17 aprile 2011

La chimica dei sensi: Il Gusto

Il gusto, nel senso proprio del termine, è probabilmente il più rudimentale dei 5 sensi nella specie umana, e probabilmente anche nel resto del regno animale, e viene ad assumere il ruolo di analisi chimica “in-line”, al pari della sensoristica installata lungo molte linee di produzione industriale, per monitorare in continuo singole e specifiche caratteristiche di conformità ad esempio relativamente al fluido che transita lungo una tubazione, oppure ai pezzi che transitano su un nastro trasportatore.   A completare l’analogia con questi sistemi di analisi in linea vi è anche la considerazione che, a differenza degli altri sensi, il gusto è un’analisi sensoriale praticata in una postazione ben localizzata (la bocca) e “si attiva” essenzialmente solo in occasione del processo alimentare.   Tendenzialmente introduciamo qualcosa in bocca con l’intenzione di mangiarlo, o almeno di valutare empiricamente la sua commestibilità.   A differenza della vista, dell’udito e dell’olfatto, e più ancora del tatto, non ci capita di subire passivamente il gusto di qualcosa senza che ce lo siamo introdotti più o meno volontariamente in bocca.

 

A differenza dell’olfatto, con il quale collabora contestualmente durante la valutazione organolettica dell’alimento nel momento della sua assunzione, il gusto ha però il grande vantaggio di essere in grado di percepire molecole tipicamente non volatili.   Tanto i carboidrati semplici (le più diffuse molecole in natura responsabili del gusto dolce), gli alcaloidi (le più abbondanti e rischiose molecole dal gusto amaro, in molti casi veri veleni naturali diffusi ne vegetali), i sali ed infine la maggior parte degli acidi carbossilici (specie quelli policarbossilici e/o ad alto peso molecolare come quelli diffusi nella frutta immatura) sono infatti tipici esempi di molecole poco o per nulla volatili, che non contribuiscono alla percezione olfattiva di un alimento.   Da questa premessa assolutamente banale si inizia però ad intuire la ragione per la quale si è evoluto, e quindi mantenuto, un organo di senso in grado di discernere essenzialmente solo una manciata di sensazioni diverse: dolce, amaro, acido e salato, alle quali si sono aggiunti in tempo recente altri gusti riconosciuti anch’essi fondamentale quali l’umami (spesso inteso come sapidità e ben rappresentato soprattutto dal mono sodio glutammato, noto additivo alimentare molto usato nella cucina orientale).

Piccante ed allappante sono talvolta citati come ulteriori tipologie di percezione gustativa ma non possono essere portate sullo stesso piano delle altre: mentre il piccante sembra che derivi da una semplice stimolazione dei recettori sensibili al calore, quindi di tipo tattile, il gusto allappante, anche detto “tannico”, tipico dei polifenoli e degli alimenti che ne contengono elevate concentrazioni sembra essere correlati direttamente alla denaturazione delle proteine naturalmente presenti nella bocca dell’assaggiatore, da quelle della ptialina della saliva a quelle eventualmente più superficiali appartenenti ai recettori del gusto: questo spiega anche la ragione per la quale un forte gusto allappante, come d’altronde neppure uno molto piccante, a differenza degli altri sapori non può essere facilmente allontanato con qualche sorso d’acqua.

-papilla gustativa-

E’ curioso notare che non esiste un recettore specifico per il gusto”basico”: di esso percepiamo indirettamente una leggera sensazione salina e, a seguire, gli effetti fisiologici indiretti dell’azione della base, nel caso in cui questa sia effettivamente di una certa forza.   Osservando la varietà strutturale fra le molecole per le quali è riconosciuto ciascuno dei gusti fondamentali, si riconoscono ricorrenze decisamente più chiare rispetto a quanto avremo modo di descrivere nel successivo capitolo dedicato al senso dell’olfatto, anche se in alcuni casi (in particolare per il gusto dolce) queste analogie risultano evidenti solo con lo studio della conformazione tridimensionale della molecola in ambiente acquoso, in modo tale da poter appurare la ricorrenza di una particolare sotto-struttura spaziale all’interno di molecole anche molto grandi e che apparentemente sembrerebbero non avere nulla a che fare l’una con l’altra (es. dal saccarosio all’aspartame, dalla neoesperidina alla monellina, dalla saccarina allo stevioside).

Infine due note di colore relative al gusto di sostanze chimiche un po’ problematiche.   Primo Levi riporta di una disputa, datata immagino l’inizio del XIX secolo, per l’assegnazione del nome ufficiale all’elemento con numero atomico 4, attualmente noto come berillio.   I francesi, che notoriamente non hanno mai brillato per il loro atteggiamento conciliante in questioni di lingua e denominazione, proposero il nome di “glucinio”, che venne di fatto utilizzato nei primi tempi come alternativa a “berillio”.    Il nome glucinio derivava da una caratteristica dei sali di questo elemento, per l’appunto quella di risultare particolarmente dolci all’assaggio.   Peccato che il berillio risulti uno degli elementi più tossici per l’uomo all’interno dell’intera tavola periodica, con una LD50 intraperitoneale di addirittura 0.6 mg/Be per kg di peso corporeo (The Merck Index, 11° ed.).   Direi che non saremmo andati ad insegnare una cosa utile per la vita degli studenti più distratti, quelli che si fermano alla superficie etimologica delle cose!

Carl Wilhelm Scheele (1742-1786 )

Le caratteristiche organolettiche delle sostanze chimiche, non necessariamente studiate a scopo alimentare, ha da sempre affascinato i chimici, anche i più insospettabili, a partire dallo svedese Carl Wilhelm Scheele (1742-1786), scopritore di diversi elementi come il tungsteno ed il molibdeno e primo fautore della sintesi di diverse nuove sostanze, dal glicerolo all’acido tartarico.   Egli non faceva segreto della sua curiosità nell’assaggiare ed annotare sistematicamente il gusto delle nuove sostanze che isolava e di quelle che sintetizzava ex-novo.Egli fu anche lo scopritore dell’acido cianidrico.  Morì relativamente giovane, all’età di 44 anni.(fonte Chimicare)

Un saluto e augurandovi di gustarvi questa domenica...

-Vulcanochimico-





10 aprile 2011

Sui cibi e sulle bevande...La colomba pasquale


La Colomba Pasquale è senza dubbio uno dei dolci pasquali, più comunemente consumati in tutta la penisola e la sua storia ha radici antiche. C’è chi fa risalire le origini di un pane a forma di colomba addirittura ai tempi dei rituali greci ed egizi, e poi romani. Questa tradizione, che aveva finalità esoteriche e sacrificali fu poi acquisita anche dai cristiani, che fecero della colomba il simbolo indiscusso della pace. Numerose sono le leggende che si narrano intorno a questo dolce, la più accreditata pare sia quella legata al lunghissimo assedio che Re Alboino con i suoi barbari pose a Pavia nel 569 e che durò per ben tre anni. Alla fine la popolazione si arrese e alla vigilia di Pasqua l’assedio ebbe fine e Alboino poté entrare nella città. Mentre meditava sulle sorti di Pavia si presentò al suo cospetto un vecchio artigiano con dei pani dolci a forma di colomba: “Sire – disse il vecchio- io ti porgo queste colombe quale tributo di pace nel giorno di Pasqua”. I pani piacquero talmente al sovrano da fargli promettere rispetto per gli abitanti di Pavia. Come tutte le ricette ricche di storia, anche quella della Colomba di Pasqua ha subito diversi cambiamenti, in origine era preparata molto semplicemente con uova, farina e lievito. Solo più tardi,verso il ‘700, si cominciarono ad aggiungere burro, zucchero e canditi. La caratteristica glassa di pasta di mandorle e frutta secca, che per molti di noi, è il vero tratto distintivo delle Colombe Pasquali,è storia recente, frutto, pare, del sapiente talento imprenditoriale di Angelo Motta ,che ha diffuso la Colomba  utilizzando la pasta simile a quella del Panettone,arricchendola come descritto e poterla gustare in occasione della Pasqua.Il mio spirito cosmopolita mi porta alle contaminazioni,pertanto intreccerei il sapore del nord con quello del sud abbinando alla colomba pasquale un vino di Puglia,salentino il Leucos Qualcuno non sarà d'accordo ma a me piace.Addolciamoci,assaporando e miscelando le nostre reciproche differenze.

Un saluto e una buona domenica...

-Vulcanochimico-




3 aprile 2011

Primavera...


-A.Varallo-

Sarà un volto chiaro.
S'apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra....
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite:Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.

-C.Pavese-

Una Buona Domenica...A presto

-Vulcanochimico-


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