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"Possono raccontarci tante bugie
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ma solo ciò che avviene
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-Vulcanochimico
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8 agosto 2015

Sui cibi e sulle bevande...Regina Claudia

E'una delle varietà storiche più antiche e diffuse in Europa, ”Bella nelle forme e di colorito modesto ma gentile, essa le supera tutte in delicatezza, in  abbondanza di sugo, ed in sapore. Il frutto è rotondo, di una grossezza mezzana, tagliato da una suttura marcata, e pendente da un picciuòlo piuttosto corto. La buccia è sottile, verdastra, e sfumata da una velatura di rosso dal lato delSole. La polpa è fina, delicata, e piena di un sugo abbondante e saporitissimo.”, così scrive Giorgio Gallesio nellaPomona italiana della Regina Claudia, la susina che deve il nome alla regina Claudiadi Valois-Orleans,moglie di Francesco I di Francia vissuta tra il 1499 e il 1524 anche se l’origine di questo frutto è ancora incerta e oltre alla pubblicazione di Gallesio di più antico c’è l’opera diJean de La Quintinie,”LeParfait Jardinier Ou Instruction Pour Les Jardins Fruitier”del1696.Come scriveva Gallesio le susine regina Claudia sono inconfondibili proprio per il loro colore verdastro e per il  loro sapore delicato, che arrivato alla maturazione diviene dolce,profumato e sugoso. Personalmente le adoro!L’albero delle susine regina Claudia è in media  vigoroso,fertile, adatto a tutti i sistemi di coltivazione. La fioritura è tardiva, intorno alla prima decade di aprile, mentre i frutti in genere si raccolgono a metà agosto e la consumazione deve essere immediata. L’opinione del pomologo DomenicoTamaro era quella che l’albero delle susine regina Claudia doveva essere presente in ogni frutteto. Questa tipologia di susina è molto utilizzata per realizzare confetture e composte.




- da “Raccolta di fiori, frutti ed agrumi più ricercati per l’adornamento
 dei giardini disegnati al naturale da vari artisti”,1825 Antonio Targioni Tozzetti-


Un saluto e un buon fine settimana
-Vulcanochimico-




1 agosto 2015

Sui cibi e sulle bevande..."mala aurea"

Laprima classificazione botanica del pomodoro  la fece C. Linneo nel 1753,in genere Solanum, come Solanum lycopersicum  il nome lyco-persicum,deriva dal  greco  e significaletteralmente “pesca dei lupi”. E’ originario delle regioni bassedelle Ande zona compresa oggi tra il Messico e il Perù; Incas e Aztechi  lo chiamavano xitomatl , ne furono iprimi coltivatori ed  era un alimento talmentediffuso che nel Cinquecento i pomodori costituivano, con il mais e la manioca,una parte predominante della dieta degli  dell’area compresa tra il Messico ed il Perù.
Fu scoperto dagli Europei nella prima metà del Cinquecento quando iConquistadores spagnoli  entrarono inAmerica, infatti,  Il pomodoro giunse in Europa nel 1540 quando ilconquistador Hernán Cortés, di ritorno in patria, ne portò alcuni esemplari. 
In Italia il pomodoro giunse alla fine del cinquecento,dapprima era utilizzatoper scopi ornamentali soprattutto nel nord,quando giunse nel meridione il climafavorevole mutò le dimensioni e il colore del pomodoro,infatti,divenne piùgrande e di colore rosso aranciato e non più giallo.I contadini furono i primia consumarli crudi,cotti,fritti nell’olio e in salsa e successivamente a condirnela pasta.In ordine alla pasta col pomodoro Taccuini storici riporta quantosegue
A cavallo fra Sette e Ottocento la pasta veniva ancora comunementecondita con il formaggio, come testimonia Goethe nel suo “Viaggio in Italia”,ma sarà proprio in questo periodo che farà la sua comparsa il gioiello rosso. 
Il padre della pasta con il pomodoro nell’odierna accezione è stato PellegrinoArtusi, ma il primo documento che ne attesterebbe l’uso alimentare è il “Loscalco alla moderna” di Antonio Latini del 1692-4, dove lungi dall’essereassociato alla pasta è utilizzato per insaporire altre verdure. La primaricetta di salsa di pomodoro è quella contenuta nel “Cuoco galante” di VincenzoCorrado, consigliata per arricchire carni e pesce, e caratterizzata oltre chedalla presenza di poco olio, da quella di cannella e chiodi di garofano. Il primo cuoco che propose una salsa di pomodoro in abbinamento alla pasta fuAntonio Nebbia autore nel 1779 del “Cuoco maceratese” nel quale tra l’altro ècontenuta anche la celebre ricetta dei vincisgrassi
. “
Parecomunque che le prime notizie sul pomodoro e le sue salse presenti nel mercatodi Tenochtitlàn, la capitale del regno di Montezuma, sono descritte nellHistoriageneral de las cosas de la Nueva España (Codice Fiorentino)di PadreBernardino de Sahagun (Berardino d Rivera),un francescano giunto nella “Nuova Spagna” nel 1526 con dodiciconfratelli con l’intento di convertire gli indigeni alla nuova fede, ma l’operadi Padre Bernardino sarebbe stata pubblicata solo nel 1829 e per di più inMessico mentre l’Europa non sfruttava pienamente  il potenziale gastronomico delpomodoro.

Storie,notiziee ricette sul pomodoro ce ne sarebbero ancora tante da raccontare,purtroppo anche tristissime,ma mi fermoqui e concludo questo post con una splendida poesia di Pablo Neruda.

ODE AL POMODORO
La strada

si riempì di pomodori,

mezzogiorno,

estate,

la luce

si divide

in due

metà

di un pomodoro,

scorre

per le strade

il succo.

In dicembre

senza pausa

il pomodoro,

invade

le cucine,

entra per i pranzi,

si siede

riposato

nelle credenze,

tra i bicchieri,

le matequilleras

la saliere azzurre.

Emana

una luce propria,

maestà benigna.

Dobbiamo, purtroppo,

assassinarlo:

affonda

il coltello

nella sua polpa vivente,

è una rossa

viscera,

un sole

fresco,

profondo,

inesauribile,

riempie le insalate

del Cile,

si sposa allegramente

con la chiara cipolla,

e per festeggiare

si lascia

cadere

l'olio,

figlio

essenziale dell'ulivo,

sui suoi emisferi socchiusi,

si aggiunge

il pepe

la sua fragranza,

il sale il suo magnetismo:

sono le nozze

del giorno

il prezzemolo

issa

la bandiera,

le patate

bollono vigorosamente,

l'arrosto

colpisce

con il suo aroma

la porta,

è ora!

andiamo!

e sopra

il tavolo, nel mezzo

dell'estate,

il pomodoro,

astro della terra,
stella
ricorrente

e feconda,

ci mostra

le sue circonvoluzioni,

i suoi canali,

l'insigne pienezza

e l'abbondanza

senza ossa,

senza corazza,

senza squame né spine,

ci offre

il dono

del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.
-Pablo Neruda-

Buona lettura e buon fine settimana
-Vulcanochimico-




20 giugno 2015

Sui cibi e sulle bevande....Anche i frutti respirano


Negli ultimi tempi ho trascurato un po' le rubriche del mio blog, in particolare"Sui cibi e sulle bevande" perché in un certo senso ho una sorta di “nausea”, ormai tutti scrivono di cibo,ma soprattutto moltissimi hanno la presunzione della primazia e del sapere assoluto.Giorni fa, ad esempio,ho letto che “Bere il caffè ristretto è da provinciali”Mi sono astenuta dal commentare e molte volte mi astengo,perché credo che in fatto di cibo imporre delle mode e in tema di gusto credere di avere la verità in tasca sia stupido.Di seguito riporto qualche notiziola sulla respirazione e la maturazione della frutta.

La respirazione della frutta avviene grazie alla produzione di etilene,che in questo caso si comporta da ormone. La produzione di etilene è legata alla maturazione della frutta, pertanto si distinguono due categorie di frutti: frutti climaterici e frutti non climaterici.

I frutti climaterici producono grandi quantità di etilene e maturano anche dopo essere stati raccolti, alcune specie come l’avocado maturano solo dopo la raccolta. Di questa categoria fanno le mele, le pere, le albicocche, le prugne, i meloni, le banane, quest’ultime in genere sono raccolte acerbe e fatte maturare durante il trasporto.

I frutti non climaterici in generale non producono eccessive quantità di etilene e la maturazione dopo la raccolta non sempre avviene. Di questa categoria ne fanno parte arance, limoni, uva, lamponi,cetrioli, peperoni ecc.

Negli ultimi anni spesso si è fatto ricorso alla maturazione artificiale della frutta non considerando la caratteristica dell’essere climaterica o non climaterica. Personalmente credo che bisogna ritornare a raccogliere la frutta tenendo conto della maturazione naturale, limitandone quella commerciale, in modo da poter apprezzare armonicamente aromi,dolcezza,succosità, morbidezza e colore.

Un saluto e un buon fine settimana

-Vulcanochimico-






15 maggio 2013

Sui cibi e sulle bevande...Nespole

Il Nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica Lindl.) è una pianta originario della Cina orientale, dove è ancora coltivato, così come in Giappone, in zone temperato-calde;contrariamente al Nespolo (Mespilus germanica L.) che  e' originario, secondo recenti studi, dell'areale caucasico, ma anche con primi nuclei di diffusione in Iran, in turchia fino alla Grecia. Oggi e' diffuso in tutta Europa come pianta spontanea nei boschi di latifoglie o come rinselvatichita negli incolti.Il nespolo del Giappone invece è molto coltivato in Spagna, nella Valencia ed in Italia,in Sicilia nella provincia di Palermo e in qualche zona della Calabria,mentre negli Stati Uniti è utilizzato soprattutto come pianta ornamentale. Appartiene alla Famiglia delle Rosaceae.
 E' una pianta sempreverde, con foglie,la fioritura va da novembre a febbraio, con fiori pentameri e con 20 stami e 5 pistilli e sono riuniti in pannocchie. 
I frutti sono rotondi, ellittici, a forma di uovo o di pera, con 1-5 semi riuniti al centro, non molto grandi con un peso medio 30-55 g,infatti, rare sono  le varietà con peso più elevato; il colore della buccia va dal giallo pallido all'arancio brillante; il colore della polpa va dal bianco all'arancio, includendo diverse gradazioni di giallo. I semi sono grossi con tegumento bruno. Con questi splendidi frutti possiamo fare un gustoso liquore con la ricetta di seguito riportata

Ingredienti:

600g di alcool etilico buongusto

500g di zucchero

2 Kg di nespole

1g di cannella

1g di noce moscata

400g di acqua

Si lavano accuratamente le nespole,si sbucciano e si mettono in infusione in un vaso a chiusura ermetica con l’alcool per quaranta giorni.Trascorsi i quaranta giorni si prepara lo sciroppo sciogliendo a caldo lo zucchero nell’acqua,si lascia raffreddare e si unisce all’infuso.Si filtra il tutto e si imbottiglia il liquore.Si lascia riposare per qualche mese in un luogo fresco prima di servirlo.E’ consigliabile,per apprezzarne il bel colore giallo,offrire questo liquore in bicchieri trasparenti.

Curiosità...

Anticamente il nespolo era piantato nelle abitazioni di campagna perchè si credeva scacciasse le streghe e la sfortuna,inoltre serviva ai contadini a stabilire il tempo delle stagioni.Era anche uso comune donare alle donne un ramo di nespole perchè secondo la tradizione questi frutti rappresentano la donna virtuosa.




7 ottobre 2012

Sui cibi e sulle bevande...Liquore e succo di melagrana


La melagrana è uno splendido frutto autunnale,da studi fatti il suo succo risulta avere proprietà naturali terapeutiche soprattutto perché è ricco di polifenoli,antiossidanti composti che proteggono il cuore e le arterie,oltre ad altri composti salutari per l’organismo. Di seguito riporto due ricette per la preparazione del liquore di melagrana e il succo di melagrana per sfruttare al meglio queste peculiarità unendo l’utilità al gusto.

Liquore di melagrana

1 grossa melagrana matura oppure due dimedia grandezza

250 g di zucchero di canna

250 ml di acqua

250 ml di alcool etilico a 95°

1 stecca di cannella (facoltativa)

1 scorzetta di limone

Si sgranano le melagrane scartando con cura l’endocarpo(pellicola gialla)che avvolge i grani(arilli),si prende un vaso di vetro con chiusura ermetica dalla capacita di 500 ml accuratamente lavato e sterilizzato, si dispongono sul fondo del vaso i grani di melagrana e si versano i 500 ml di l’alcool etilico. Si lascia riposare per una settimana agitando di tanto in tanto l’infuso,trascorso il tempo di infusione si prepara lo sciroppo sciogliendo i 250 g di zucchero di canna nei 250 ml di acqua,facendo attenzione a non far caramellare la soluzione,alla fine deve risultare limpida. Si aggiunge la scorretta di limone e/o la stecca di cannella,si fa raffreddare lo sciroppo,si unisce all’infuso alcolico di melagrana,si mescola il tutto e si filtra. La filtrazione viene fatta utilizzando della garza alimentare o dei filtri di carta per alimenti,l’operazione deve essere ripetuta più volte in modo da ottenere un liquore limpido e dalla splendida colorazione rosacea.

Se invece desiderata una bevanda analcolica potete preparare il succo di melagrana nel seguente modo:

Si sgranano le melagrane scartando sempre con cura l ’endocarpo che ha un sapore amarognolo. Una volta ottenuti i grani,si trasferiscono in una centrifuga,durante la centrifugazione si separa il succo dalla polpa. Raccolto il succo si aggiunge un po’ di succo di limone per evitare eventuali processi ossidativi,si lascia riposare in modo che decantando,assuma un bel colore rosso rubino. Il succo così ottenuto si può consumare subito oppure può essere conservato in frigorifero per qualche giorno.


Un saluto a tutti e una buona domenica...se volete conoscere qualche altra notizia sul melograno e i suoi frutti potete leggere QUI
-Vulcanochimico-




6 settembre 2012

Sui cibi e sulle bevande...Rùsciuli (Corbezzoli)


Mentre l’autunno incede non è raro incontrare nell’entroterra della Valle della Cupa nel Salento dove io risiedo,alberi di corbezzoli,nel mio dialetto noti come rùsciuli. Il nome botanico è  Arbutus unedo (= ne mangio uno solo), gli fu dato da Plinio il Vecchio,ma è anche  chiamato ceraso marino o albatro,in particolare i frutti hanno denominazioni dialettali diverse a seconda della regione,così in Liguria è chiamato: armurin, armón, arbussaru o murta,nelle Marche:  ceregia marina o cocomero, in Puglia: mbriachedd, furmeculu, rusciulu, urmeculu o n'anguen, in Sardegna: alidone, olidone, arbòsc, ulioni, ghilisoni, lidone, cariasa, olioni, orioni o mela de lidone, in Sicilia: 'mbriacula, per'i ruggia o 'mbriaccòtt, in Toscana: albatro, in Umbria: lallarone o cerasa marina. Il corbezzolo è una pianta originaria del Bacino del Mediterraneo,costa Atlantica fino l’Irlanda,i romani gli attribuirono poteri magici e tuttora si appende in casa un ramoscello con tre frutti come portafortuna. I frutti sono la bellezza di questa pianta,hanno un colore rosso vivo,dalla scorsa leggermente rugosa e una polpa carnosa di colore giallo. Il sapore è dolce-acidulo e possono essere gustati oltre che al naturale in diversi modi :sotto spirito,con zucchero e limone,preparare confetture,infusi,vini e liquori,decotti ecc.ecc.Il miele prodotto dai fiori di corbezzolo è prelibato e ricercato a causa delle sua scarsa disponibilità ed è un prodotto tipico delle Sardegna,sovente è degustato in abbinamento al formaggio pecorino sardo. I corbezzoli sono anche una importante fonte alimentare per la fauna che vive nelle macchia.Il corbezzolo è stato anche declamato da Virgilio,nell’Eneide nel libroXI si riporta che Pallante,ucciso da Turno era stato adagiato su rami di corbezzolo,anche  Pascoli  scrisse  un’ode :”Al corbezzolo",di seguito ne riporto alcuni versi:

O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

e ti dà gioia e ti dà forza al volo 

verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

i bianchi fiori metti quando rosse

hai già le bacche, e ricominci eterno, 
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;

o verde albero italico, il tuo maggio

è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio 
spieghi alla bora:

il gonfalone che dal lido estrusco

inalberavi e per i monti enotri,
sui sacri fonti, onde gemea tra il musco
l’acqua negli otri, 

mentre sul poggio i vecchi deiformi

stavano, immersi nel silenzio e torvi
guardando in cielo roteare stormi
neri di corvi.

Pendeva un grave gracidar su capi 

d’auguri assòrti, e presso l’acque intenta 
era al sussurro musico dell’api
qualche Carmenta;

ché allor chiamavi come ancor richiami,

alle tue rosse fragole ed ai bianchi 
tuoi fiori, i corvi, a un tempo, e l’api: sciami,
àlbatro, e branchi.(Leggi tutto)

 In florigrafia alla pianta  è attribuito il significato di stima,mentre i suoi fiori bianchi sono eretti a simbolo di ospitalità.

Per chi volesse cimentarsi nelle confettura di corbezzoli ecco la ricetta:

 1 kg di corbezzoli maturi; 300 gr di zucchero di canna per ogni chilogrammo di polpa;succo e  scorza di limone. Lavare e cuocere i corbezzoli, a fuoco lento per 15-20 minuti circa. Setacciarli in modo da separare i semi dalla polpa,questa operazione potrebbe essere ripetuta più volte per eliminare i semi. Pesare la polpa e amalgamarla con lo zucchero e il succo di limone, aggiungere un bicchiere d’acqua e una  scorzetta di limone tagliata a fettine o grattugiata. Fare cuocere a fuoco lento, mescolando spesso fino a far diventare il composto denso,infine raffreddare e sistematere nei vasetti previamente lavati e sterilizzati.

-Vulcanochimico-





7 luglio 2012

Sui cibi e sulle bevande...Il ghiacciolo simbolo dell'estate


Il ghiacciolo è stato inventato in modo casuale nel lontano 1905 da un bambino di undici anni di nome Frank Epperson. Frank, in una gelida notte, lasciò sul davanzale della finestra un bicchiere con acqua e soda con inserito il bastoncino che aveva utilizzato per mescolare la miscela.Il giorno successivo il bambino fece scorrere acqua calda sul bicchiere,libero il blocco di ghiaccio e lo mangiò usando come manico il bastoncino…aveva mangiato il primo ghiacciolo,che denominò inizialmente "Epsicle" (da Epperson-icicle).

Frank Epperson ottenne il brevetto  del “ghiaccio sul bastoncino”nel 1923,a tale invenzione diede il nome di “Popsicle”ed era disponibile in sette gusti.Successivamente vendette i diritti alla Joe Lowe Company di New York

In Italia,i ghiaccioli furono introdotti nel secondo dopoguerra dagli americani entrando nelle case di tutti,sia per le qualità ristorative sia per il basso costo,divenendo un gustoso, colorato,rinfrescante simbolo dell’estate.

Ed ora un po’ di psicologia da vacanza:

DIMMI CHE GELATO MANGI E TI DIRO’ CHI SEI,una classifica redatta dalla psicologa V.Finistrella.


Il cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla (c’è anche la parte croccante da mordere), contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso.


Chi invece mangia lo stecco a prima vista è una persona intraprendente, che ama curiosare nella moltitudine di gusti possibili (vedi la scelta cremoso/fruttato di cui sopra),ma allo stesso tempo si tratta di un tipo insicuro…Questa persona ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.



Il ghiacciolo si addice ad una personalità effimero-indipendente, a colui che preferisce un piacere da gustare immediatamente, convinto che non c’è nulla da aspettare (come nel cono). Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.


Il biscotto è prediletto da chi ha bisogno di grande rassicurazione: è quasi la merenda preparata dalla mamma, dove c’è di tutto, anche la parte di biscotto che rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo. Non è croccante né duro, è un piacere molto “bambino”.


La coppetta viene scelta di solito dal tipo controllato-misurato. È l’unico gelato “contenuto”, e quindi non libero, neanche nella modalità di assunzione (si utilizza infatti il cucchiaino). Il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.

Le praline sono sinonimo di personalità moderno-attuale. Si tratta infatti di una scelta un po’ “mordi e fuggi”, caratteristica dei nostri tempi, molto veloci. Sono il gelato di chi ama portarsi una “scorta” di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo…in più si può gustare in più contesti diversi (anche lavorativi).


Un buon fine settimana e buon gelato a tutti

-Vulcanochimico-




19 settembre 2011

Sui cibi e sulle bevande...I consigli di Archestrato sulla Leccia Amia

(…)L’amia in autunno, quando son calate
Ver l’occaso le Plejadi, apparecchia
Come ti piace: e perchè dir più oltre?
Quella guastare, se ne avrai pur voglia,
Tu non potrai. Ma se desir ti spinge,
O caro Mosco, di sapere il modo
Con cui vien più gustosa, io pur dirollo.
Nelle foglie di fico la prepara
Con rigamo non molto, senza cacio,
Senz’altro untume; quando l’hai sì concia
Semplicemente, in mezzo a quelle foglie
L’avvolgi, e sopra legala con giunco.
Mettila poscia sotto il cener caldo,
E colla mente va cogliendo il tempo
Che sia bene arrostita, e statti all’erta
Di non farla bruciar: ma t’abbii quella
Dell’amena Bizanzio se eccellente
Aver la vuoi; buona la trovi ancora
Se a Bizanzio vicino ella è pescata;
Ma se ti scosti più di gusto manca;
E se del mare egeo passi lo stretto,
Tanto di quella nel sapor diversa

Ritrovando s’andrà, che scorno reca
Alle lodi da me fattele in pria.(…)

-Archestrato di Gela-
 
 
 
Curiosità sulla Leccia Amia
 La leccia amia il cui nome scientifico è Lichia amia,appartiene alla famiglia dei Carangidi, La leccia amia ha il corpo ovale fortemente compresso. Il muso è conico e termina con un’ampia bocca armata di piccoli denti. In prossimità della pinna dorsale vi sono alcuni piccoli aculei,la seconda pinna dorsale ha i raggi molli, alta all’inizio e si allunga fino al peduncolo caudale. La coda è grande e forcuta mentre la pinna anale è simile alla dorsale ed è preceduta da due aculei. Di sviluppo medio le altre pinne. Caratteristica della leccia amia è la linea laterale che, al di sopra delle pettorali disegna una “S”. Oltre alla leccia amia vi è la leccia stellata, più piccola della leccia amia,ha capo più breve, bocca piccola e pinne più sviluppate, alte e appuntite,con scaglie molto piccole, tinte più scure e quattro macchie grigio scuro lungo la linea laterale.La leccia amia è un pesce pelagico,pertanto si muove velocemente ed è un grande predatore, imponente nelle dimensioni,infatti,raggiunge taglie di tutto rispetto,un metro e mezzo di lunghezza per 30 chilogrammi di peso ed anche più,è vorace. Si ciba dei "piccoli" pesci in particolare predilige i cefali, ma non disdegna aguglie e leccie stella. Alla ricerca di queste prede si riversa sotto riva manifestando uno sprezzante senso del pericolo. Questo pesce è presente in tutto il Mediterraneo e nell’Atlantico,le sue carni sono apprezzate per il sapore delicato,in commercio oltre che fresca si trova anche congelata,affumicata,salata ed essiccata.
Sinonimi e denominazioni dialettali
Gibiola, Leccia amica, Lizza, Serrenia(Italiano); Aliccia, Alice mezzana, Alice rigata(Marche); Aliciastra(Calabria); Aluzzo(Toscana); Arciola(Puglia); Cagnola(Sicilia); Cavagnòla(Calabria); Cerviòla, Cirviòla, Cirviola 'mperiali(Sicilia); Gaiola(Calabria); Gibbiola, Gibiòla(Sicilia); Leccia(Lazio,Liguria,Toscana); Leccie(Abruzzo); Lezza(Liguria,Sardegna); Liccia(Abruzzo,Lazio); Lisa(Venezia G.); Lissa(Abruzzi,Veneto,Venezia G.); Lissa mezzana(Marche); Liza(Venezia G.); Lizza(Marche,Sardegna,Veneto,Venezia G.); Lizza bastarda(Veneto); Lizzu(Sardegna); Lupina(Puglia); Ombrina leccia, Ombrina stella(Lazio); Pesce stella(Campania)Ricciola(Calabria,Campania); Scifaiola(Sicilia); Serena, Serreina, Serrenia, Serretta(Liguria); Sfodero(Sicilia); Sibiòla(Sicilia); Sirviola(Sardegna); Spotàri, Stiddula, Stillotta(Sicilia).
Denominazioni straniere
INGLESE:Leer-fish, Garrick.
FRANCESE :Caranga, Fausse palomète, Grande liche, Liche,Liche amie, Lichié amie, Lich né-bé, Lichio, Licho, Lechio, Leccia, Litcha.
TEDESCO:Gabelmakrele, Große Gabelmakrele, Lichia, Stachelmakrele.
SPAGNOLO:Colomida, Serviola, Palomida, Sorell de peña, Palometón
PORTOGHESE:Chambé, Chambré,Colombeta, Colombete, Palmeta, Palombela, Palompeta, Xaréu palmeta.
 

 




12 agosto 2011

Sui cibi e sulle bevande:L'Anguria o Cocomero

L’anguria è il frutto che simboleggia l’estate per eccellenza,appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae,al genere Citrullus,la specie più nota è la citrullus vulgaris. Il frutto più amato dell’estate ha una storia molto antica,alcuni geroglifici,infatti,fanno risalire la sua presenza in Egitto già 5000 anni fa.Il frutto nel mito egizio,aveva origine dal seme del dio Seth e veniva deposto nelle tombe dei faraoni come mezzo di sostentamento per l'aldilà. Nel X Secolo d.C. il cocomero era largamente coltivato in Cina, paese che attualmente ne è il primo produttore mondiale. Solo nel XIII Secolo il frutto venne introdotto in Europa dall'invasione dei Mori a conferma di quanto detto ci sono gli scritti  del noto esploratore inglese dell’Africa David Livingstone,riportando che l'anguria cresceva abbondante nel deserto del Kalahari, dove sembra che essa abbia avuto origine. Lì il frutto cresce selvaggio ed è conosciuto come Tsamma (Citrullus lanatus var citroides). La pianta è riconoscibile per le sue foglie particolari e per l'elevato numero di frutti che produce, fino a cento per ogni esemplare. Per questa ragione è una sorgente di acqua abituale per gli abitanti della zona, oltre ad essere fonte di cibo  per gli uomini e per gli animali. L’anguria ha due peculiarità fondamentali: è il frutto più ricco di acqua (93,5%) ed è del tutto privo di grassi. La sua polpa infatti ha un contenuto calorico molto basso (30 cal/200 gr), è molto ricca di vitamina A (betacarotene, 37 mcg) , B1, B6 e C (8mg). Contiene importanti sali minerali come il potassio e il magnesio, utili per sconfiggere la stanchezza dovuta al caldo, e in quantità minori anche calcio, fosforo ed altri oligoelementi come ferro, zinco e manganese, mentre è molto basso il suo contenuto in sodio. Grazie a queste caratteristiche e all’assenza di grassi, è considerata salutare per il cuore e per la lotta al colesterolo. La presenza sostanziosa del Licopene(4mg/100g di prodotto)conferisce alla polpa il tipico colore rosso vivace;il licopene è un carotenoide che ha funzioni antiossidanti verso i radicali liberi,con benefici effetti nella prevenzione di particolari carcinomi e patologie dell’apparato cardiocircolatorio. Il gusto gradevolmente dolce rende questo frutto molto apprezzato perché rinfresca,idrata e depura l’organismo senza farci introdurre troppe calorie,per tale motivo se ne possono consumare grandi quantità.

Ma questo meraviglioso frutto è corretto chiamarlo anguria(dal greco angourion) o cocomero(cucumis citrullus)?Pare che il nome più appropriato sia cocomero perché ripete quello dei botanici;tale denominazione è usata soprattutto nel centro Italia,mentre la denominazione anguria è usata soprattutto nel settentrione,ed ha referenze storiche non indifferenti,infatti la denominazione anguria risale al tardo greco angurion,termine arrivato a noi con la dominazione bizantina nel VI secolo d.C.e diffuso nell’Italia settentrionale con l’Esarcato di Ravenna. In toscana viene anche chiamato popone,mentre nel meridione è indicato come melone d’acqua per distinguerlo da quello di pane,anche se le denominazioni dialettali sono numerose e cambiano anche nell’ambito della stessa provincia,in Puglia e nel salento in particolare,grande produttore di questo frutto,è denominato mulune,milune o muloni sargeniscu.

 Ed ora non poteva mancare l’angolo della poesia,ripropongo la bella poesia di Stefano Benni:

 All'anguria
Quando l'agosto spegne
 politica e disciplina
quando anche con Bisaglia
andresti in piscina
un rosso desiderio
eppur resiste
saldi nel solleone
i compagni ti baciano
con devota passione
tu,rossa passionaria
o anguria
bandiera proletaria 

Se il borghese melone
gran qualunquista
sta con fichi e prosciutto
fa alleanza con tutto,
tu da sola rimani
e bisogno non hai
che della nostra sete
e delle nostre mani
nel ricurvo sorriso
del tuo quarto di luna
ci chiniam riverenti
sprofondando il viso
dolce come nessuna
o rossa passionaria
o anguria
bandiera proletaria
-Stefano Benni-
D
a "Prima o poi l'amore arriva"pag.59-60-Feltrinelli


Un saluto e un buon fine settimana...A presto!

-Vulcanochimico-

 




12 luglio 2011

Sui cibi e sulle bevande:"La birra del cocchiere"

Il nome  Pawel Kwak deriva da un’antica specialità fiamminga,è una birra tradizionale ad alta fermentazione di colore rosso ambrato, forte(alcool 9%in volume),si ricorda soprattutto per  l’aroma  e il palato speziato. Questa birra è anche denominata “la birra del cocchiere” ed è prodotta da Bosteels,proprietaria è l’omonima famiglia da 200 anni e ben 7 generazioni.  Evarist Bosteels fondò la birreria nel 1791, la Kwak prende il nome da Pawel Kwak, come riportato nella sua etichetta, un locandiere dell'800 di Dendermonde che era solito servire la birra in un lungo bicchiere da lui inventato,che permetteva di essere agganciato agevolmente ad un apposito sostegno situato sulla carrozza vicino al posto del cocchiere. Questa invenzione fu fatta perché i cocchieri ed in particolare quelli delle carrozze postali  non potevano lasciare il carico neppure per bere una birra,con il bicchiere di Pawel Kwak potevano consumarla seduti in carrozza.

Lo speciale bicchiere inventato da Kwak  inferiormente è simile ad un’ampolla,al centro presenta una strozzatura,un collo simile ai matracci usati dai chimici,che gli permetteva come detto precedentemente l'aggancio alla carrozza. Ancora oggi,anche se non ci sono le carrozze il bicchiere viene utilizzato ed è denominato”cavaliere” proprio per la sua storia ed è agganciato e sorretto su una base di legno,ultriori informazioni potete leggere QUI

Un saluto a tutti e un grazie ad un amico che mi ha ispirato questo post...A presto

-Vulcanochimico-




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