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 "Piante di Iris"-Vincent Van Gogh

    


"Appoggiata alla luna"

di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



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"Ci sono il noto e l'ignoto,
e in mezzo ci sono le porte"
-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
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ma solo ciò che avviene
nella realtà
dei fatti è verità"
-Vulcanochimico
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7 marzo 2015

Per L'otto marzo Voci di Donne,non solo mimose:Rina Durante

ALLA“GROTTA DELLA POESIA” DI ROCA VECCHIA

Semi siedo sul ciglio
di questa voragine
scavata nei sassi,
se m’affaccio a guardare
nel piccolo specchio d’acqua
del fondo,
e mi metto ad ascoltare
il tonfo del mare,
e sento tra le dita
la grana antica di questa terra,
comprendo che siamo rimasti noi soli
e i pallidi voli
di qualche gabbiano.
Antica “Poesia”,
poesia dimenticata,
la tua voce rimane inascoltata
come la mia.
Mi calo nel tuo fondo
e canto,
tanto
non ci ascolta nessuno,
perché diciamo le stesse cose,
perché abbiamo la stessa voce
antica e triste del passato.

 -Rina Durante,"Il tempo non trascorre invano"-

Ho voluto chiudere questa serie di post dedicati alle Voci delle Donne per la Giornata Internazionale della Donna 2015 con una poesia di una mia conterranea che ha dato lustro alla nostra terra,il Salento.Per chi volesse conoscere Rina Durante può farlo QUI
VOCI DI DONNE 2015:

Francisca Aguirre

Vulcanochimico

Marcela Serrano

Ingeborg Bachmann

Adriana Scarpa

Rina Durante

ALTRE  VOCI DI DONNE  PER L'OTTO MARZO







7 agosto 2013

Poesie...Ricordi poetici

Ninetta, la poesia

(d'estate) è un pappagallo

dalle penne oro e verdi e la mania

di contraddire.

Così mentre tu sogni

d'arrivare in Versilia

in regola, coi pantaloni gialli,

io penso a un viaggio di sei anni fa.

Ballava la Olivetti

la bombola del gas

sopra il sedile posteriore, il trucco

troppo forte ti sbilanciava il viso -

poi l'ulivo e un paese

dove moriva il giorno

come un gran gallo suicida

sulle terrazze.

-V.Bodini,”Serie stazzamese”-




26 aprile 2012

Poesie...La passeggiata del poeta

 

Il poeta passeggia fra i seni altrui

fra lune altrui

ed intanto si interroga sulla propria

statura d'uomo.

Girano delicatamente

piccoli e grandi emisferi

ma non sanno svelargli

quale delitto lo apparenti

al rosso dell'occaso o all'aurora del bosco.

-Vittorio Bodini-




23 ottobre 2011

Arte ed Emozioni...De Pisis e Bodini

-F.De Pisis-

ll fazzoletto insanguinato
                                             
a Sante Monachesi

Il fazzoletto insanguinato
appeso al fu di ferro
diverrà pipistrello.
La prostituta alla fermata del tram
si sfila con la punta d'una scarpa
il piede grassoccio dall'altra
e quel sollievo la farà partecipe
della moralità del mondo,
mentre luci come antiche siringhe
si portano alla bocca i ponti
e l'amico vi dice che De Pisis
non era una sardina sott'olio.

-Vittorio Bodini,"Inediti"-




1 marzo 2009

Cartoline dal Salento...L'ora della "Controra"salentina


-Zollino (Lecce) nell'ora della "controra",foto Mario Laporta-

Nei paesi e nelle città di provincia del sud, d’estate soprattutto, fra le tre e le cinque del pomeriggio è l’ora della “Controra”(lu marisciu). In queste due ore i paesi sono immersi nel silenzio; un intervallo di tempo, quello della Controra di grande valenza affettiva e sociale, durante la Controra si sta generalmente con la famiglia, ci si ritaglia il tempo per fare l’amore, si legge, ci si incontra privatamente con gli amici per il caffé, i giovani soprattutto vanno al mare con i loro scooter allontanandosi dall’abitazione nel metterli in moto …Uno spazio dove si rallentano i ritmi frenetici della mattinata…per poi riprenderli di lì a poco.

-Vulcanochimico-

Viviamo in un incantesimo,
tra palazzi di tufo,
in una grande pianura.
Sulle rive del nulla
mostriamo le caverne di noi stessi
- qualche palmizio, un santo
lordo di sangue nei tramonti, un libro
lento, di pochi fatti che rileggiamo
più volte, nell'attesa che ci dia
tutte assieme la vita
le cose che crediamo di meritare.
-Vittorio Bodini-
       (da "Foglie di tabacco")






28 dicembre 2007

"Ecco come degli uomini hanno passato la notte di San Silvestro del mezzo secolo…"scorso

 Migliaia di contadini e braccianti salentini,tra il dicembre del 1949 e il gennaio del 1951 occuparono il territorio dell’Arneo, che così definisce il grande Vittorio Bodini ne L’Arneide, un racconto del rogo delle biciclette e delle lotte contadine del 1951, dove fu testimone dei fatti in prima persona:
”(…) L'Arneo è un grosso bubbone sull'incrocio delle tre province che formano il Salento: Lecce, Brindisi e Taranto. Ma dei 42.000 ettari che occupa e che sottrae alla vita delle popolazioni, la parte maggiore, e per disgrazia la più deserta, la più ispida e priva d'acqua, di comunicazioni e di ogni altro segno umano che non siano i cartelli di caccia riservata, rientra nella provincia di Lecce:28.000 ettari, di proprietà quasi tutti del senatore Tamborrino. La popolazione del Leccese è tutta ammucchiata e compressa dal lato dell'Adriatico; sul ver­sante ionico, da Nardò fino a Taranto non c'è nulla, c'è l'Arneo, un'espressione vagamente favolosa, come nelle anti­che carte geografiche quei vuoti improvvisi che s'aprivano nel cuore di terre raggiunte dalla civiltà. Da notare che Tamborrino, e ora i suoi figli a cui le ha intestate, non paga­no tasse per queste terre considerate improduttive(…)”
I contadini chiedevano solo la liberazione di quelle terre abbandonate ,per coltivarle e strappare loro e le proprie famiglie al destino amaro della disoccupazione e della povertà. Lo Stato alle proteste dei lavoratori rispose con la repressione violenta, arrestando indiscriminatamente i manifestanti,appoggiando spudoratamente gli interessi dei grandi proprietari terrieri. Centinaia di contadini furono colpiti,fu mobilitato per la repressione persino l’esercito ed utilizzato un aeroplano. Bodini scrive:
(…)”È con loro un ragazzo che torna dalla cava. Ci mostra il permesso per entrare all'Arneo: è firmato dal commissario della Democrazia Cristiana di Veglie. Tamborrino, Democrazia Cristiana, Polizia, Esercito: che stra­na mescolanza di poteri sull'Arneo! Il foglio attesta che il gio­vanotto non è iscritto ai «compagni». - Hai visto l'aeroplano? - Sì, fece due fumate proprio qua sopra -. Gli offriamo denaro per farci da guida alle Fattizze; esita un po', poi rifiuta.
- State attenti - ci grida una delle ragazze mentre ci allon­taniamo. - Ieri è passato di qua un cristiano ben vestito, portava persino gli occhiali, e lo hanno messo in caggiòla.
Raggiungiamo la cava e una casupola, a cui ci affacciamo. Un giovane dal viso intelligente si alza da una brandina, infila le scarpe e ci invita a entrare. - Sì, ho visto ogni cosa ci dice. - Il giorno 27 dicembre ero sulla cava. I contadini sbucarono all'improvviso da tutte le parti. Uscivano dai cespugli come gli indiani quando fanno la guerra. Saranno stati tremila. Si accamparono tutt'intorno. Io rimasi qui dentro fino al pomeriggio, poi pensai: perché dovrebbero farmi del male? Uscii, stavano mangiando. Mi invitarono, ma mi parve brutto togliergli cibo a loro che lo avevano misurato per rimanere qui. Accettai mezzo finocchio per far vedere che gradivo. Il giorno seguente i carabinieri spararono e gettarono bombe lacrimogene. I contadini si dispersero e tornarono subito, e tutto rimase tranquillo fino alla mattina dell'ultimo dell'anno. Quel giorno trecento carabinieri di rinforzo arrivarono e restarono rinchiusi tutta la mattina nella casa di Carignano. Uscirono il pomeriggio a gruppi di due o tre, mescolandosi ai contadini e spargendo la voce che il governo era dalla parte dei braccianti; che quel giorno era Capodanno e loro la notte se ne sarebbero andati. E così fu. Allora i contadini fecero la legna perché si scaldassero i carabinieri che erano rimasti a Carignano, poi se ne andarono quasi tutti a passare fine d'anno in famiglia. Qui ne rimasero solo due o trecento. All'alba venne l'aeroplano, un trimotore grigioscuro, e fece segnala­zioni, poi i carabinieri, che avevano finto di andarsene, piom­barono sui contadini e cominciarono a picchiarli col manga­nello e col calcio dei fucili. Durò parecchie ore, perché i contadini dopo che si erano dispersi tornavano di nuovo. Alla fine ne rimasero una quarantina, dei più disperati, che vole­vano riprendersi la bicicletta. Li arrestarono e li picchiarono. Sulle strade intanto altri carabinieri prendevano quelli che tornavano dai paesi. Poi si alzò un fumo, ed erano le baracche, le robe e le biciclette dei contadini che i carabinieri facevano bruciare.
- E ora? Credete che torneranno ancora? - Così ho sentito dire. Dicono che
verranno con quelli di Taranto e di Brindisi. Ecco come degli uomini hanno passato la notte di san Silvestro del mezzo secolo. A quest'impari lotta, come idoli indolenti assistettero le vacche del senatore Tamborrino. Sono vacche grigie e lustre, dalle corna larghe e l'andatura impudi­ca: le statistiche ne danno una per chilometro quadrato. Andiamo ancora per macchie, per terra rocciosa, per pascoli, poi le Fattizze, dove riusciremo a trovare pane nero e ricotta, ma non i resti delle biciclette. Anzi arriva una pattuglia in cerca di due giornalisti e bisogna filare e nascondersi nella macchia. Sulla cava il fratello del cavamonti ce ne conferma il racconto.
Vide l'aeroplano(…)



"Bisogna apprendere dalla storia non solo quello che fu, ma quel che sarà”
AUGURO A TUTTI VOI UN

-Vulcanochimico-



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