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ma solo ciò che avviene
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22 gennaio 2017

Pensieri Bonsai...Conoscere


Pensare di conoscere tutto di una persona è come credere che il mare finisca all’orizzonte.
-Proverbio cinese-




7 gennaio 2017

Neve,Stupore e disagi...


La neve ha stupito il Salento. Lo stupore anche sulla mia Asparagus Sprengeri.
-Vulcanchimico-




7 marzo 2015

Per L'otto marzo Voci di Donne,non solo mimose:Rina Durante

ALLA“GROTTA DELLA POESIA” DI ROCA VECCHIA

Semi siedo sul ciglio
di questa voragine
scavata nei sassi,
se m’affaccio a guardare
nel piccolo specchio d’acqua
del fondo,
e mi metto ad ascoltare
il tonfo del mare,
e sento tra le dita
la grana antica di questa terra,
comprendo che siamo rimasti noi soli
e i pallidi voli
di qualche gabbiano.
Antica “Poesia”,
poesia dimenticata,
la tua voce rimane inascoltata
come la mia.
Mi calo nel tuo fondo
e canto,
tanto
non ci ascolta nessuno,
perché diciamo le stesse cose,
perché abbiamo la stessa voce
antica e triste del passato.

 -Rina Durante,"Il tempo non trascorre invano"-

Ho voluto chiudere questa serie di post dedicati alle Voci delle Donne per la Giornata Internazionale della Donna 2015 con una poesia di una mia conterranea che ha dato lustro alla nostra terra,il Salento.Per chi volesse conoscere Rina Durante può farlo QUI
VOCI DI DONNE 2015:

Francisca Aguirre

Vulcanochimico

Marcela Serrano

Ingeborg Bachmann

Adriana Scarpa

Rina Durante

ALTRE  VOCI DI DONNE  PER L'OTTO MARZO







1 febbraio 2015

Haiku...Febbraio


Apre febbraio
dei muscari corolle
blu elettrico
-Vulcanochmico-




23 luglio 2014

Haiku...Gusto Estivo

Il dolce cuore
della rossa anguria
gusto d'estate
-Vulcanochimico-

Per coloro che vogliono saperne di più sull'anguria possono cliccare QUI




20 ottobre 2013

Haiku...D'Autunno

Tende il tiglio

nel cielo ottobrino

le braccia nude

-Vulcanochimico-


 Lo stesso tiglio in estate QUI





1 settembre 2013

Poesie...Aria Settembrina

Ritornerà sul mare 
la dolcezza dei venti 
a schiuder le acque chiare 
nel verde delle correnti.
AI porto, sul veliero 
di carrubbe l’estate 
imbruna, resta nero 
il cane delle sassate.
S'addorme la campagna 
di limoni e d'arena 
nel canto che si lagna 
monotono di pena.
Così prossima al mondo 
dei gracili segni, 
tu riposi nel fondo 
della dolcezza che spegni.
-Alfonso Gatto-




7 agosto 2013

Poesie...Ricordi poetici

Ninetta, la poesia

(d'estate) è un pappagallo

dalle penne oro e verdi e la mania

di contraddire.

Così mentre tu sogni

d'arrivare in Versilia

in regola, coi pantaloni gialli,

io penso a un viaggio di sei anni fa.

Ballava la Olivetti

la bombola del gas

sopra il sedile posteriore, il trucco

troppo forte ti sbilanciava il viso -

poi l'ulivo e un paese

dove moriva il giorno

come un gran gallo suicida

sulle terrazze.

-V.Bodini,”Serie stazzamese”-




12 agosto 2011

Sui cibi e sulle bevande:L'Anguria o Cocomero

L’anguria è il frutto che simboleggia l’estate per eccellenza,appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae,al genere Citrullus,la specie più nota è la citrullus vulgaris. Il frutto più amato dell’estate ha una storia molto antica,alcuni geroglifici,infatti,fanno risalire la sua presenza in Egitto già 5000 anni fa.Il frutto nel mito egizio,aveva origine dal seme del dio Seth e veniva deposto nelle tombe dei faraoni come mezzo di sostentamento per l'aldilà. Nel X Secolo d.C. il cocomero era largamente coltivato in Cina, paese che attualmente ne è il primo produttore mondiale. Solo nel XIII Secolo il frutto venne introdotto in Europa dall'invasione dei Mori a conferma di quanto detto ci sono gli scritti  del noto esploratore inglese dell’Africa David Livingstone,riportando che l'anguria cresceva abbondante nel deserto del Kalahari, dove sembra che essa abbia avuto origine. Lì il frutto cresce selvaggio ed è conosciuto come Tsamma (Citrullus lanatus var citroides). La pianta è riconoscibile per le sue foglie particolari e per l'elevato numero di frutti che produce, fino a cento per ogni esemplare. Per questa ragione è una sorgente di acqua abituale per gli abitanti della zona, oltre ad essere fonte di cibo  per gli uomini e per gli animali. L’anguria ha due peculiarità fondamentali: è il frutto più ricco di acqua (93,5%) ed è del tutto privo di grassi. La sua polpa infatti ha un contenuto calorico molto basso (30 cal/200 gr), è molto ricca di vitamina A (betacarotene, 37 mcg) , B1, B6 e C (8mg). Contiene importanti sali minerali come il potassio e il magnesio, utili per sconfiggere la stanchezza dovuta al caldo, e in quantità minori anche calcio, fosforo ed altri oligoelementi come ferro, zinco e manganese, mentre è molto basso il suo contenuto in sodio. Grazie a queste caratteristiche e all’assenza di grassi, è considerata salutare per il cuore e per la lotta al colesterolo. La presenza sostanziosa del Licopene(4mg/100g di prodotto)conferisce alla polpa il tipico colore rosso vivace;il licopene è un carotenoide che ha funzioni antiossidanti verso i radicali liberi,con benefici effetti nella prevenzione di particolari carcinomi e patologie dell’apparato cardiocircolatorio. Il gusto gradevolmente dolce rende questo frutto molto apprezzato perché rinfresca,idrata e depura l’organismo senza farci introdurre troppe calorie,per tale motivo se ne possono consumare grandi quantità.

Ma questo meraviglioso frutto è corretto chiamarlo anguria(dal greco angourion) o cocomero(cucumis citrullus)?Pare che il nome più appropriato sia cocomero perché ripete quello dei botanici;tale denominazione è usata soprattutto nel centro Italia,mentre la denominazione anguria è usata soprattutto nel settentrione,ed ha referenze storiche non indifferenti,infatti la denominazione anguria risale al tardo greco angurion,termine arrivato a noi con la dominazione bizantina nel VI secolo d.C.e diffuso nell’Italia settentrionale con l’Esarcato di Ravenna. In toscana viene anche chiamato popone,mentre nel meridione è indicato come melone d’acqua per distinguerlo da quello di pane,anche se le denominazioni dialettali sono numerose e cambiano anche nell’ambito della stessa provincia,in Puglia e nel salento in particolare,grande produttore di questo frutto,è denominato mulune,milune o muloni sargeniscu.

 Ed ora non poteva mancare l’angolo della poesia,ripropongo la bella poesia di Stefano Benni:

 All'anguria
Quando l'agosto spegne
 politica e disciplina
quando anche con Bisaglia
andresti in piscina
un rosso desiderio
eppur resiste
saldi nel solleone
i compagni ti baciano
con devota passione
tu,rossa passionaria
o anguria
bandiera proletaria 

Se il borghese melone
gran qualunquista
sta con fichi e prosciutto
fa alleanza con tutto,
tu da sola rimani
e bisogno non hai
che della nostra sete
e delle nostre mani
nel ricurvo sorriso
del tuo quarto di luna
ci chiniam riverenti
sprofondando il viso
dolce come nessuna
o rossa passionaria
o anguria
bandiera proletaria
-Stefano Benni-
D
a "Prima o poi l'amore arriva"pag.59-60-Feltrinelli


Un saluto e un buon fine settimana...A presto!

-Vulcanochimico-

 




21 aprile 2011

Sui cibi e sulle bevande...L'Agnello di pasta di mandorla


L’agnello di pasta di mandorla tipico dolce pugliese fa parte dei dolci diplomatici,ossia di quelli che  nei conventi le suore preparavano per omaggiare, in occasione delle feste, il vescovo, i prelati e i personaggi influenti. La peculiarità di questo dolce è nella farcia ed in particolare nella faldacchiera unita a marmellata e cioccolato. Si narra  che l’idea della faldacchiera nella pancia  dell’agnello fu di una suora, la nobildonna leccese Anna Fumarola, che la mise a punto quando fu badessa del monastero di San Giovanni Evangelista, negli anni tra il 1680 e il 1700.  Altri riferiscono di altri monasteri meridionali specializzati nella produzione di faldacchiere e il suo racconto, si divide e si contende, in Puglia, tra  le Benedettine di Lecce e le Teresiane di Bari. La faldacchiera,è un nome  di origine spagnola, poi entrato in uso nel dialetto napoletano. Così dunque al tempo degli Spagnoli, nel regno di Napoli nel Seicento, ancor prima di essere reinventata a Lecce come riempimento unito a marmellata e canditi per la pancia dell’agnello pasquale o del pesce natalizio, la “faldicchera” era solo un piccolo dolce fatto di uova e zucchero  ed era già  gusto diffuso nei conventi. In Puglia lo preparavano, dicono gli storici, le monache di Grottaglie, le Clarisse di Turi e le Benedettine di Lecce. Vincenzo Corrado, monaco benedettino originario del Salento, cuoco e credenziere di buon gusto nel giro di  corte  dei Borbone nel ‘700 preparava rispettivamente la faldacchiera e la pasta di  mandorla nel seguente modo:

gialli d’uova mescolati col giulebbe si faranno nello stesso stainato assodare al fuoco, aggiungendoci qualche goccia di oglio di cannella, o pure essenza di cedrato. Dimenata bene e freddata che sarà questa pasta, si ridurrà in tante pallette   raggirate tra le mani con polvere di cipro. Indi ad una ad una si tufferanno in un giulebbe denso”. Cavati fuori dal giulebbe le pallottoline si rigiravano poi nello zucchero in grana.
La pasta di mandorla
Ingredienti
Occorrono mandorle pugliesi, zucchero e cacao amaro, polvere di zafferano o di cocciniglia e qualche mandorla amara di prugna o di albicocca: Le ricette dicono 5 o 6 per un chilo di mandorle. 
Preparazione
Si comincia con zucchero e acqua e così si fa il giulebbe ; e mentre fila si aggiungono le mandorle e si cuoce la pasta a fuoco lento. Aspettiamo che la pasta si raffreddi per lavorarla con le mani e colorarla, aggiungendovi del cacao o della polvere di cocciniglia o anche di zafferano, a piacimento. Lavoreremo ancora con le mani la pasta, proprio come fanno, qui in città, gli scultori della cartapesta: fino a dare poi all’impasto, con formine di rame o di alluminio (se ne trovano oggi più facilmente di gesso ), l’aspetto del pesce o dell’agnello.  E’ nella pancia dell’impasto il posto dove sistemeremo la faldacchiera: uno strato di spuma d’uovo e uno di marmellata, di uva o di amarene o di pere. Ricopriremo il tutto con altra pasta e la nostra scultura di mandorla avrà preso così forma e consistenza. Alla fine daremo al pesce, per occhio, un chicco di caffè e simuleremo le branchie con dei confettini d’argento. Per “vestire” invece l’agnello basterà, come per tradizione, un nastrino rosso.

L’agnello nella foto da me fatto segue a grandi linee la ricetta di V.Corrado,in ogni famiglia c’è il segreto della ricetta dell’agnello pasquale o del pesce natalizio di pasta di mandorla,è doveroso puntualizzare che molte delle notizie storiche sono stata da me estrapolate da una scheda di F.Minonne pubblicata su Quoquo. Mi piace anche sottolineare che l’agnello è stato impreziosito nella confezione anche dalla mia frutta di marzapane,adorando le contaminazioni non poteva certo mancare questa siciliana,frutta molto simile alla Frutta di Martorana,il cui nome si deve alla Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio o della Martorana, eretta nel 1143 da Giorgio d'Antiochia, ammiraglio del re Normanno Ruggero II, nei pressi del vicino monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194, da cui prese il nome, e di quello di Santa Caterina nel centro storico di Palermo dove le suore lo preparavano e lo vendevano fino a metà del 1900, tradizione oggi abbandonata. Anche in questo caso si narra che le suore per addobbare il convento in occasione della visita del papa ed avendo poca frutta del loro giardino a disposizione,pensarono di crearla loro utilizzando la pasta di mandorla e lo zucchero.

Un saluto dolce a tutti...a presto

-Vulcanochimico-

 




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