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"Appoggiata alla luna"

di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



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"Ci sono il noto e l'ignoto,
e in mezzo ci sono le porte"
-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
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ma solo ciò che avviene
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-Vulcanochimico
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14 febbraio 2016

Per San Valentino...Regalate una Poesia

Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell'erba,
lascian camminando due ombre che s'unisco,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.

Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s'uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E' la felicità una torre trasparente.

L'aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.

Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l'eternità della natura
-P.Neruda-




1 agosto 2015

Sui cibi e sulle bevande..."mala aurea"

Laprima classificazione botanica del pomodoro  la fece C. Linneo nel 1753,in genere Solanum, come Solanum lycopersicum  il nome lyco-persicum,deriva dal  greco  e significaletteralmente “pesca dei lupi”. E’ originario delle regioni bassedelle Ande zona compresa oggi tra il Messico e il Perù; Incas e Aztechi  lo chiamavano xitomatl , ne furono iprimi coltivatori ed  era un alimento talmentediffuso che nel Cinquecento i pomodori costituivano, con il mais e la manioca,una parte predominante della dieta degli  dell’area compresa tra il Messico ed il Perù.
Fu scoperto dagli Europei nella prima metà del Cinquecento quando iConquistadores spagnoli  entrarono inAmerica, infatti,  Il pomodoro giunse in Europa nel 1540 quando ilconquistador Hernán Cortés, di ritorno in patria, ne portò alcuni esemplari. 
In Italia il pomodoro giunse alla fine del cinquecento,dapprima era utilizzatoper scopi ornamentali soprattutto nel nord,quando giunse nel meridione il climafavorevole mutò le dimensioni e il colore del pomodoro,infatti,divenne piùgrande e di colore rosso aranciato e non più giallo.I contadini furono i primia consumarli crudi,cotti,fritti nell’olio e in salsa e successivamente a condirnela pasta.In ordine alla pasta col pomodoro Taccuini storici riporta quantosegue
A cavallo fra Sette e Ottocento la pasta veniva ancora comunementecondita con il formaggio, come testimonia Goethe nel suo “Viaggio in Italia”,ma sarà proprio in questo periodo che farà la sua comparsa il gioiello rosso. 
Il padre della pasta con il pomodoro nell’odierna accezione è stato PellegrinoArtusi, ma il primo documento che ne attesterebbe l’uso alimentare è il “Loscalco alla moderna” di Antonio Latini del 1692-4, dove lungi dall’essereassociato alla pasta è utilizzato per insaporire altre verdure. La primaricetta di salsa di pomodoro è quella contenuta nel “Cuoco galante” di VincenzoCorrado, consigliata per arricchire carni e pesce, e caratterizzata oltre chedalla presenza di poco olio, da quella di cannella e chiodi di garofano. Il primo cuoco che propose una salsa di pomodoro in abbinamento alla pasta fuAntonio Nebbia autore nel 1779 del “Cuoco maceratese” nel quale tra l’altro ècontenuta anche la celebre ricetta dei vincisgrassi
. “
Parecomunque che le prime notizie sul pomodoro e le sue salse presenti nel mercatodi Tenochtitlàn, la capitale del regno di Montezuma, sono descritte nellHistoriageneral de las cosas de la Nueva España (Codice Fiorentino)di PadreBernardino de Sahagun (Berardino d Rivera),un francescano giunto nella “Nuova Spagna” nel 1526 con dodiciconfratelli con l’intento di convertire gli indigeni alla nuova fede, ma l’operadi Padre Bernardino sarebbe stata pubblicata solo nel 1829 e per di più inMessico mentre l’Europa non sfruttava pienamente  il potenziale gastronomico delpomodoro.

Storie,notiziee ricette sul pomodoro ce ne sarebbero ancora tante da raccontare,purtroppo anche tristissime,ma mi fermoqui e concludo questo post con una splendida poesia di Pablo Neruda.

ODE AL POMODORO
La strada

si riempì di pomodori,

mezzogiorno,

estate,

la luce

si divide

in due

metà

di un pomodoro,

scorre

per le strade

il succo.

In dicembre

senza pausa

il pomodoro,

invade

le cucine,

entra per i pranzi,

si siede

riposato

nelle credenze,

tra i bicchieri,

le matequilleras

la saliere azzurre.

Emana

una luce propria,

maestà benigna.

Dobbiamo, purtroppo,

assassinarlo:

affonda

il coltello

nella sua polpa vivente,

è una rossa

viscera,

un sole

fresco,

profondo,

inesauribile,

riempie le insalate

del Cile,

si sposa allegramente

con la chiara cipolla,

e per festeggiare

si lascia

cadere

l'olio,

figlio

essenziale dell'ulivo,

sui suoi emisferi socchiusi,

si aggiunge

il pepe

la sua fragranza,

il sale il suo magnetismo:

sono le nozze

del giorno

il prezzemolo

issa

la bandiera,

le patate

bollono vigorosamente,

l'arrosto

colpisce

con il suo aroma

la porta,

è ora!

andiamo!

e sopra

il tavolo, nel mezzo

dell'estate,

il pomodoro,

astro della terra,
stella
ricorrente

e feconda,

ci mostra

le sue circonvoluzioni,

i suoi canali,

l'insigne pienezza

e l'abbondanza

senza ossa,

senza corazza,

senza squame né spine,

ci offre

il dono

del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.
-Pablo Neruda-

Buona lettura e buon fine settimana
-Vulcanochimico-




22 giugno 2012

Arte ed Emozioni...Estate


-"Sunflowers"G.F.Harris-

Ardono i seminati,
scricchiola il grano,
insetti azzurri cercano ombra,
toccano il fresco.
E a sera 
salgono mille stelle fresche
verso il cielo cupo.
Son lucciole vagabonde.
Crepita senza bruciare
la notte dell'estate.

-Pablo Neruda-





18 marzo 2012

Pensieri Bonsai...Primavera


"La primavera sul mio terrazzo...18 marzo 2012"


"Potranno tagliare tutti i fiori,ma non fermeranno mai la primavera"
-P.Neruda-

_______________________________





19 febbraio 2012

Ricordando Massimo Troisi:"La poesia non è di chi la scrive,è di chi gli serve"

-da"Il postino"di M.Radford,1994-

“Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l'esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla. “

-PabloNeruda-





8 settembre 2011

Pensieri Bonsai...Lottare

"Dura è la mia lotta e torno con gli occhi stanchi, a volte, d'aver visto la terra che non cambia, ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi ed apre per me tutte le porte della vita. "

-P.Neruda-




7 febbraio 2010

Poesie...Temporale


Tuona sopra i pini
La nube densa sgrana le sue uve,
cade l’acqua da tutto il cielo vago,
il vento scioglie la sua trasparenza,
si riempiono gli alberi di anelli,
di collane, di lacrime fuggenti.
Goccia a goccia
la pioggia si raccoglie
ancora sulla terra.
Un solo tuono vola
sopra il mare e i pini,
un tuono opaco, oscuro,
un movimento sordo:
si trascinano
i mobili del cielo.
Di nube in nube cadono
i pianoforti delle altezze,
gli armadi celesti,
le sedie e i letti cristallini.
Tutto è trascinato dal vento.
Canta e racconta la pioggia.

-P.Neruda-






19 maggio 2009

Sui cibi e sulle bevande..."Ode al carciofo"

 Ode al carciofo
Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
eretto costruì una piccola cupola,
si mantenne impermeabile sotto le sue brattee,
al suo lato i pazzi vegetali si incresparono,
diventarono viticci,biondi bulbi commoventi,
nel suolo dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i sarmenti da dove esce il vino,
il cavolo si mise a indossare gonne,
l’origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo,là nell’orto,
vestito da guerriero,lucido
come una melagrana,orgoglioso,
e un giorno l’un con l’altro
in grandi cesti di vimini,
andò per il mercato a realizzare il suo sogno militaresco.
In fila mai fu tanto marziale come al mercato,
gli uomini con le loro camicie bianche
erano marescialli dei carciofi,
le fila serrate,le voci autoritarie,
e il fracasso di una cassa che cade,
ma in quella si fa avanti Maria
con il suo cesto sceglie un carciofo,
non lo teme,lo esamina,lo osserva
contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,lo confonde nella borsa
dove sono anche un paio di scarpe,
un cavolo cappuccio e una bottiglia d’aceto,
finché entrata in cucina,l’immerge nella pentola.
Così termina in pace la carriera del vegetale armato
che si chiama carciofo,
poi brattea dopo brattea spogliamo
la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del cuore verde.
-Pablo Neruda
-
da "Ode al Vino e altre odi elementari"pag.27,29,31Ed.Passigli

Brevi cenni sul carciofo...
Il carciofo, Cynara cardunculus, è una pianta erbacea perenne alta fino a 1,5 metri, della famiglia delle asteracee. Il termine carciofo deriva dall'arabo al-kharshûf, letteralmente “pianta che punge”. Il carciofo è coltivato in tutta l'area mediterranea, in modo particolare in Italia, Spagna e Francia, mentre i maggiori coltivatori dei paesi oltre oceano sono gli Stati Uniti e il Perù.La mitologia narra che il nome deriva dalla giovane ninfa Cynara, così chiamata perché i suoi capelli erano color cenere.Cynara era bellissima, ma anche orgogliosa e capricciosa, per non essersi concessa al potente Zeus, il dio dell’ordine universale fu trasformata in una pianta spinosa come la sua indole, ma con un cuore tenero come quello di una pulzella.
Il carciofo è probabilmente originario dell'Etiopia e arriva in Europa attraverso l'antico Egitto. Ne troviamo traccia nell'opera di Plinio il Vecchio Naturalis Historia, dove sono messe in risalto le sue proprietà come depuratore e tonificante, come afrodisiaco e - a quanto pare - particolarmente efficace contro le calvizie. Le proprietà del carciofo sono inoltre citate da Teofrasto nella sua Storia delle piante e da Esiodo in Opere e giorni. Nel De Re Rustica di Decio Bruno Columella, leggiamo che era coltivato sia per scopi alimentari sia come pianta medicinale. Secondo alcuni documenti, il carciofo sembra essere arrivato prima in Toscana e quindi in Veneto. La tradizione vuole che sia stata Caterina De’Medici, in occasione del matrimonio con Enrico II di Francia, a diffondere l'uso dei carciofi in cucina. Si dice che anche Luigi XIV, detto “re sole”, amasse consumare carciofi. Nel XVI secolo comincia a diffondersi in Sicilia, dove trova un clima ideale. Dalla Sicilia giunge fino a Brindisi, il carciofo Brindisino, Cynara cardunculus, proviene da materiale di propagazione, prelevato dalla Sicilia nel dopoguerra. E’ coltivato da ottobre a maggio nei Comuni di Brindisi, Mesagne, S. Pietro Vernotico, Torchiarolo, Carovigno, S. Vito dei Normanni, Cellino S. Marco, Torre Santa Susanna, S. Pancrazio Salentino. Dalla antica tradizione culinaria salentina ci giunge la ricetta dei “Carciofi alla cenere”: si accende il fuoco con la legna di olivo fino farla diventare carbone. Nel frattempo si lavano i carciofi e si taglia il gambo, si asciugano e tra le foglie si mettono delle piccole scaglie di aglio unite a delle foglioline di prezzemolo, mollica di pane raffermo e un filo d’olio extravergine d’oliva. In seguito si separano i carboni dalla cenere calda e su di essa si appoggiano i carciofi per la cottura, saranno pronti da mangiare quando le foglie esterne assumeranno una colorazione più scura e appariranno arricciate.




4 aprile 2009

Arte ed Emozioni...primaverili


-J.W.Waterhouse-

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.
Passeremo il muro,

nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.
Ancora non se n'è andato l'inverno,
e il melo appare
trasformato d'improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell'ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

-Pablo Neruda-


Un saluto e un buon fine settimana
-Vulcanochimico-




10 ottobre 2007

Arte ed Emozioni....Lover Letter


-"Lover Letter"LaShun Beal-

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
-Pablo Neruda-
Da "cento sonetti d'amore XVII"



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