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di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



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-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
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ma solo ciò che avviene
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-Vulcanochimico
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23 aprile 2016

ASPETTANDO IL 25 APRILE-DONNE DELLA RESISTENZA:IRMA MARCHIANI


"Prigione di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata Pally,
sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto,ora son qui….fra poco non sarò più,muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinchè la libertà trionfasse
Baci e baci dal tuo e vostro
Paggetto                            
Vorrei essere seppellita a Sestola"
Questa è una lettera scritta prima di essere fucilata da Irma Marchiani,partigiana conosciuta col nome di battaglia Anty,nata a Firenze  il 6 febbraio 1911 e fucilata dai nazisti il 26 novembre 1944 a Pavullo nel Frignano (Modena),ricamatrice,modista e pittrice,Medaglia al Valor Militare alla Memoria.Di seguito ciò che è riportato  in breve dall'ANPI

Irma aveva soltanto quattro anni quando i suoi si trasferirono da Firenze a La Spezia. Qui crebbe in una famiglia di antifascisti (il padre ferroviere, con un pretesto, fu licenziato per le sue idee nel 1923, un fratello fu tra gli organizzatori del "Soccorso rosso") e presto dovette lasciare la scuola per contribuire al misero bilancio familiare. Nel1924, infatti, Irma è già al lavoro, dove è apprezzata per le doti che avevano,a scuola, stupito gli insegnanti di disegno. Di salute cagionevole, la ragazzina comincia a recarsi ogni anno per cure sull'Appennino modenese.Conosce quindi bene la zona del Frignano e, quando arriva l'armistizio, non esita a fermarvicisi diventando staffetta delle prime formazioni della resistenza. Da staffetta a partigiana combattente il passo è breve; Anty (questo il suo nome di battaglia), nel maggio del 1944, è nominata vice comandante del Battaglione"Matteotti" della Divisione Garibaldi "Modena". Durante la battaglia di Montefiorino, come ricorda la motivazione della massima ricompensaal valore, "veniva catturata dal nemico nel generoso tentativo di far ricoverare in luogo di cura un compagno gravemente ferito". I tedeschi decidono per Irma Marchiani la deportazione in Germania, ma la giovane donna riesce ad evadere ed a raggiungere la "Matteotti". Con i suoi uomini Anty partecipa coraggiosamente ai combattimenti di Benedello. Catturata dopo questi scontri, fu riconosciuta dai nazifascisti che, alcuni giorni più tardi la fucilarono.

 




12 aprile 2016

ASPETTANDO IL 25 APRILE-DONNE DELLA RESISTENZA:CLORINDA MENGUZZATO

«Quando non potrò più sopportare le vostre torture, mi mozzerò la lingua pur di non parlare»,così rispose ai suoi aguzzini ,dopo le atroci sevizie Clorinda Menguzzato,partigiana italiana,nata a Castel Tesino il 15 ottobre 1914 e morta nel medesimo luogo il 10 ottobre 1944 e medaglia al valor militare.Questo è ciò che riporta l'ANPI su la partigiana Clorinda Menguzzato:

Il suo impegno nella Resistenza, dove era staffetta e infermiera nella Brigata"Gherlanda" della Divisione "Gramsci", durò dal luglio del 1944 all'ottobre dello stesso anno, ma tale era l'impegno che metteva nel mantenere i collegamenti con le formazioni partigiane che operavano nel Trentino che, per motivi di sicurezza, dovette utilizzare in quel breve periodo due diversi nomi di battaglia. Appena ebbe raggiunti – con un fratello, come lei contadino – i partigiani della Brigata, la chiamarono, infatti"Garibaldina", pseudonimo poi diventato "Veglia". Clorinda Menguzzato fu fatta prigioniera durante un vasto rastrellamento che i tedeschi avevano organizzato dopo che i combattenti della "Gherlanda" avevano espugnato la caserma di Castel Tesino, catturando 55 militi fascisti ed alcuni ufficiali tedeschi. Si trattò di un'azione che ebbe vasta risonanza, tanto da essere segnalata da Radio Londra nel bollettino del CLN e da indurre le truppe tedesche ad intervenire in forze nella zona. Dalla cattura di"Veglia" i tedeschi si ripromettevano di individuare con precisione la dislocazione delle basi della guerriglia, ma non ottennero da quella ragazzina nessun'indicazione. La sottoposero a sevizie atroci, la violentarono a ripetizione, la fecero azzannare da cani inferociti, ma "Veglia"non tradì i suoi compagni. Si disse che, ormai ridotta allo stremo, avesse risposto ai suoi aguzzini che l'avrebbero poi fucilata: «Quando non potrò più sopportare le vostre torture, mi mozzerò la lingua pur di non parlare»

Altre informazione  su Clorinda Menguzzato le potete trovare QUI






26 gennaio 2014

27 Gennaio,Giorno Della Memoria

Questa notte

ho svoltato l’angolo

di un vicolo buio

e la mia ombra mi è venuta in braccio.

 

Questo vestito stanco

voleva farsi trasportare

e il colore Nulla mi ha parlato:

Sei nell’aldilà!

 

Su e giù 

nel caldo della stanza

Nel corridoio strepitano i pazzi

con i neri uccelli là fuori

intorno al futuro

Le nostre ferite fanno esplodere il tempo maligno

ma gli orologi vanno lenti-

 

Quando lascerò questa stanza

protetta dalla malattia

libera di vivere - di morire -

l’aria con il bacio del benvenuto

farà felice la bocca gemella

allora non saprò che cosa

la mia parte invisibile

vorrà fare di me-

 

Si dissangua la vastità della sera

finché l’oscurità scava la fossa

Nel grembo materno batte

un embrione di sogno

L’aria creatrice lentamente si veste

con la pelle della rinascita

Il dolore si inscrive

con un ventaglio di visioni

Vita e morte continuano-

-Nelly Sachs,”Enigmi roventi”-




27 gennaio 2013

Poesie per non dimenticare....Coro dei superstiti


Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto -
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli -
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell'angoscia -
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumare via -
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante -
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti,
l'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi -

-Nelly Sachs-

La storia insegna,ma ha cattivi scolari...





26 gennaio 2012

«Arbeit macht frei»

Come è noto, erano queste le parole che si leggevano sul cancello di ingresso nel Lager di Auschwitz. Il loro significato letterale è «il lavoro rende liberi»; il loro significato ultimo è assai meno chiaro, non può che lasciare perplessi, e si presta ad alcune considerazioni.

 

Il Lager di Auschwitz era stato creato piuttosto tardi; era stato concepito fin dall’inizio come campo di sterminio, non come campo di lavoro. Divenne campo di lavoro solo verso il 1943, e soltanto in misura parziale ed in modo accessorio; e quindi credo da escludersi che quella frase, nell’intento di chi la dettò, dovesse venire intesa nel suo senso piano e nel suo ovvio valore proverbiale-morale.

 

È più probabile che avesse significato ironico: che scaturisse da quella vena di umorismo pesante, protervo, funereo, di cui i tedeschi hanno il segreto, e che solo in tedesco ha un nome. Tradotta in linguaggio esplicito, essa, a quanto pare, avrebbe dovuto suonare press’a poco così:«Il lavoro è umiliazione e sofferenza, e si addice non a noi, Herrenvolk, popolo di signori e di eroi, ma a voi, nemici del terzo Reich. La libertà che vi aspetta è la morte».

 

In realtà, e nonostante alcune contrarie apparenze, il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme. Sotto ogni militarismo, colonialismo, corporativismo sta la volontà precisa, da parte di una classe, di sfruttare il lavoro altrui, e ad un tempo di negargli ogni valore umano. Questa volontà appare già chiara nell’aspetto antioperaio che il fascismo italiano assume fin dai primi anni, e va affermandosi con sempre maggior precisione nella evoluzione del fascismo nella sua versione tedesca, fino alle massicce deportazioni in Germania di lavoratori provenienti da tutti i paesi occupati, ma trova il suo coronamento, ed insieme la sua riduzione all’assurdo, nell’universo concentrazionario.

 

Allo stesso scopo tende l’esaltazione della violenza, essa pure essenziale al fascismo: il manganello, che presto assurge a valore simbolico, è lo strumento con cui si stimolano al lavoro gli animali da soma e da traino.Il carattere sperimentale dei Lager è oggi evidente, e suscita un intenso orrore retrospettivo. Oggi sappiamo che i Lager tedeschi, sia quelli di lavoro che quelli di sterminio, non erano, per così dire, un sottoprodotto di condizioni nazionali di emergenza (la rivoluzione nazista prima, la guerra poi); non erano una triste necessità transitoria, bensì i primi, precoci germogli dell’Ordine Nuovo. Nell’Ordine Nuovo, alcune razze umane (ebrei, zingari) sarebbero state spente; altre ad esempio gli slavi in genere ed i russi in specie sarebbero state asservite e sottoposte ad un regime di degradazione biologica accuratamente studiato, onde trasformarne gli individui in buoni animali da fatica, analfabeti, privi di qualsiasi iniziativa, incapaci di ribellione e di critica.

 

I Lager furono dunque, in sostanza «impianti piloti» anticipazioni del futuro assegnato all’Europa nei piani nazisti. Alla luce di queste considerazioni, frasi come quella di Auschwitz, «Il lavoro rende liberi», o come quella di Buchenwald, «Ad ognuno il suo», assumono un significato preciso e sinistro. Sono, a loro volta, anticipazioni delle nuove tavole della Legge, dettata dal padrone allo schiavo, e valida solo per quest’ultimo.

 

Se il fascismo avesse prevalso, l’Europa intera si sarebbe trasformata in un complesso sistema di campi di lavoro forzato e di sterminio, e quelle parole, cinicamente edificanti, si sarebbero lette sulla porta di ingresso di tutte le officine e di tutti i cantieri. 

-Primo Levi, in «Triangolo Rosso», Aned, novembre 1959.-




26 gennaio 2010

La memoria è un dovere..."Se comprendere è impossibile,conoscere è necessario"


“…La nostalgia pesava soltanto quando i bisogni elementari erano soddisfatti,la nostalgia è un dolore umano,un dolore ragionevole,un dolore al di sopra della cintola che riguarda l’uomo pensante che gli animali non conoscono e la vita del lager era animalesca e le sofferenzeche prevalevano erano animalesche per la mancanza del cibo,del freddo per essere mal coperti,ed essere picchiati,percossi quasi tutti i giorni,quasi tutte le ore,ma anche un asino soffre per le percosse,per la fame,per il freddo,anche un cane .E quando nei rari momenti in cui capitava ,che le sofferenze primarie cessassero,qualche volta capitava,molto di rado e allora affiorava questa altra categoria di sofferenze,tra cui la nostalgia. la nostalgia, la sofferenza dell’esilio,della famiglia perduta,del pericolo,della paura della morte anche”...
-Primo Levi-
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »


-da "La vita è bella"di Roberto Benigni-
-Vulcanochimico-




19 dicembre 2009

Profanazione vergognosa….

 E' stata rubata,svitata da un lato e strappata dall'altro l'insegna in ferro battuto, tragicamente celebre, che reca la scritta "Arbeit macht frei" ("Il lavoro rende liberi"), che campeggiava al di sopra del cancello di ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, nel sud della Polonia.



-Gam Gam "Jona che visse nella balena"-

Un saluto affettuoso  a tutti i lettori e commentatori di vulcanochimico,perdonatemi se potete per non essere riuscita a salutarvi,a breve lo farò con immenso piacere...a presto
-Vulcanochimico-




21 settembre 2007

Fumetti....Sturmtruppen

Sturmtruppen nasce nell’ottobre 1968, è un fumetto di Franco Bonvicini, in arte Bonvi, un fumetto che insieme a Nick Carter ha reso famoso il disegnatore. Il bravo Bonvi è riuscito a trasformare magistralmente lo scenario di una guerra in chiave umoristica. Una serie di strisce umoristiche ambientata durante la guerra nel periodo nazista, dagli evidenti scopi antimilitaristici e si propone in chiave satirica non soltanto dell’esercito tedesco ma di tutti gli eserciti in genere. Tutti i personaggi del fumetto hanno le medesime caratteristiche: sono soldati grassocci e piccoli uomini infagottati nelle loro divise, con gli elmetti teutonici calati perennemente sugli occhi, alle prese con la ferrea disciplina cui sono stati abituati, con le difficoltà della vita di trincea, con gli ordini di solito cervellotici e assurdi dei superiori. Bonvi riesce a farci riflettere, ma anche ulteriormente sorridere con il linguaggio con il quale fa parlare i suoi soldati, un tedesco maccheronico dove la lettera “V” è pronunciata con la lettera “F”, abbondano le “K” molte parole finiscono con “EN”; così esclama per esempio il sergente rivolgendosi ai soldati: -Ach!..Afete capito? Ci sono domanden?Rekluten tre passi afanti!
Tra i personaggi di Sturmtruppen oltre al Capitanen ufficiale più alto in comando, il Medico Militaren un veterinario, il Cuoken Militaren, l’incapace Sottotenenten di Komplementen arruolato per nepotismo, il sadico Sergenten c’è un soldato italiano il Fiero alleaten Galeazzo Musolesi federale fascista, molto amico del Capitanem, di “San Giofanni in Persiceten”, capace di far vacillare anche la classica imperturbabilità teutonica. Sturmtruppen è diventato un fumetto di grande fama grazie alla universalità degli argomenti; è stato tradotto anche in diverse lingue e pubblicato perfino in Giappone.-Vulcanochimico-


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(Jean-Paul Sartre)



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