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"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
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ma solo ciò che avviene
nella realtà
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-Vulcanochimico
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23 aprile 2017

ASPETTANDO IL 25 APRILE-DONNE DELLA RESISTENZA:VALENTINA GUIDETTI


Valentina Guidetti nata a Sant’Ilario D’Enza in provincia di Reggio Emilia nel 1922, coraggiosa staffetta partigiana della ventiseiesima Brigata Garibaldi ed era conosciuta col nome di “Nadia”. Quando il suo comando fu attaccato da numerose forze tedesche, andò con temerarietà a chiedere aiuto ad altri partigiani, attraversando una zona pericolosa raggiunse il comando dell’VIII Battaglione, ebbe le istruzioni richieste, nel ritornare al suo distaccamento fu intercettata dai nazisti e fu massacrata a pugnalate in località Ca' Marastoni di Toano (RE).Il suo corpo orrendamente mutilato fu trovato tra i rovi dai suoi compagni di lotta. Oltre alla Medaglia d’argento al valor militare conferitagli il 1°aprile 1945, una via di Sant'Ilario d'Enza porta oggi il suo nome. Un monumento alla resistenza sulla strada che da Quara porta a Cerrè Marabino e riproduce un bassorilievo di bronzo con l’immagine della staffetta “Nadia”Valentina Guidetti.
-Vulcanochimico-




9 aprile 2017

ASPETTANDO IL 25 APRILE...LUISA ACACCI

Luisa Acacci, figlia di Ruggero e Maria Righi;nata l'11 febbraio 1939 a Vergato. Nel 1943 abita a Marzabotto. Nel corso dell’eccidio di Marzabotto in località Maccagnano, fu uccisa dai nazifascisti il 29 settembre 1944, a soli cinque anni, insieme alla madre.
Nello stesso giorno, in un'altra località furono uccisi la nonna materna Livia Corticelli, gli zii Gaetano e Cecilia Righi e Angelina Rossi

Anche quest'anno questo blog dedica al 25 Aprile, Festa della Liberazione d'Italia ,ricordando le vittime del nazifascismo. La memoria è impegno.Abbiamo il dovere di ricordare la storia,quella che molto spesso, non viene scritta sui testi scolastici.Alle nuove generazioni è necessario ricordare che il 25 Aprile non è una festa priva di significato.Ricordo,inoltre, che molte delle notizie sono prese dal sito dell'ANPI e dal sito Storia e Memoria di Bologna
-Vulcanochimico-




23 aprile 2016

ASPETTANDO IL 25 APRILE-DONNE DELLA RESISTENZA:IRMA MARCHIANI


"Prigione di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata Pally,
sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto,ora son qui….fra poco non sarò più,muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinchè la libertà trionfasse
Baci e baci dal tuo e vostro
Paggetto                            
Vorrei essere seppellita a Sestola"
Questa è una lettera scritta prima di essere fucilata da Irma Marchiani,partigiana conosciuta col nome di battaglia Anty,nata a Firenze  il 6 febbraio 1911 e fucilata dai nazisti il 26 novembre 1944 a Pavullo nel Frignano (Modena),ricamatrice,modista e pittrice,Medaglia al Valor Militare alla Memoria.Di seguito ciò che è riportato  in breve dall'ANPI

Irma aveva soltanto quattro anni quando i suoi si trasferirono da Firenze a La Spezia. Qui crebbe in una famiglia di antifascisti (il padre ferroviere, con un pretesto, fu licenziato per le sue idee nel 1923, un fratello fu tra gli organizzatori del "Soccorso rosso") e presto dovette lasciare la scuola per contribuire al misero bilancio familiare. Nel1924, infatti, Irma è già al lavoro, dove è apprezzata per le doti che avevano,a scuola, stupito gli insegnanti di disegno. Di salute cagionevole, la ragazzina comincia a recarsi ogni anno per cure sull'Appennino modenese.Conosce quindi bene la zona del Frignano e, quando arriva l'armistizio, non esita a fermarvicisi diventando staffetta delle prime formazioni della resistenza. Da staffetta a partigiana combattente il passo è breve; Anty (questo il suo nome di battaglia), nel maggio del 1944, è nominata vice comandante del Battaglione"Matteotti" della Divisione Garibaldi "Modena". Durante la battaglia di Montefiorino, come ricorda la motivazione della massima ricompensaal valore, "veniva catturata dal nemico nel generoso tentativo di far ricoverare in luogo di cura un compagno gravemente ferito". I tedeschi decidono per Irma Marchiani la deportazione in Germania, ma la giovane donna riesce ad evadere ed a raggiungere la "Matteotti". Con i suoi uomini Anty partecipa coraggiosamente ai combattimenti di Benedello. Catturata dopo questi scontri, fu riconosciuta dai nazifascisti che, alcuni giorni più tardi la fucilarono.

 




21 aprile 2015

Aspettando il 25 aprile-Donne della Resistenza:Irma Bandiera



Irma Bandiera, di famiglia benestante, moglie e madre affettuosa, il suo amore per la libertà la spinse a schierarsi contro gli oppressori.Giovane staffetta partigiana nella 7a G.A.P., viene arrestata dai nazifascisti a Funo di Argelato dopo uno scontro a fuoco. Ha con sé documenti compromettenti.

 

(immagine tratta dalla "fotostoria"della Lotta di Liberazione nel bolognese di Luigi Arbizzani )

Per una settimana "Mimma" subisce tremende torture, ma non svela i nomi dei compagni. E' accecata e giustiziata con alcuni colpi di pistola a bruciapelo il 14 agosto 1944 al Meloncello, ai piedi della collina di San Luca. Il suo corpo è lasciato per un giorno intero sulla strada come monito per tutti i ribelli.(Biblioteca Salaborsa e ANPI)

25 aprile 2015
per non dimenticare la storia
-Vulcanochimico-




27 gennaio 2013

Poesie per non dimenticare....Coro dei superstiti


Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto -
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli -
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell'angoscia -
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumare via -
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante -
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti,
l'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi -

-Nelly Sachs-

La storia insegna,ma ha cattivi scolari...





26 gennaio 2012

«Arbeit macht frei»

Come è noto, erano queste le parole che si leggevano sul cancello di ingresso nel Lager di Auschwitz. Il loro significato letterale è «il lavoro rende liberi»; il loro significato ultimo è assai meno chiaro, non può che lasciare perplessi, e si presta ad alcune considerazioni.

 

Il Lager di Auschwitz era stato creato piuttosto tardi; era stato concepito fin dall’inizio come campo di sterminio, non come campo di lavoro. Divenne campo di lavoro solo verso il 1943, e soltanto in misura parziale ed in modo accessorio; e quindi credo da escludersi che quella frase, nell’intento di chi la dettò, dovesse venire intesa nel suo senso piano e nel suo ovvio valore proverbiale-morale.

 

È più probabile che avesse significato ironico: che scaturisse da quella vena di umorismo pesante, protervo, funereo, di cui i tedeschi hanno il segreto, e che solo in tedesco ha un nome. Tradotta in linguaggio esplicito, essa, a quanto pare, avrebbe dovuto suonare press’a poco così:«Il lavoro è umiliazione e sofferenza, e si addice non a noi, Herrenvolk, popolo di signori e di eroi, ma a voi, nemici del terzo Reich. La libertà che vi aspetta è la morte».

 

In realtà, e nonostante alcune contrarie apparenze, il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme. Sotto ogni militarismo, colonialismo, corporativismo sta la volontà precisa, da parte di una classe, di sfruttare il lavoro altrui, e ad un tempo di negargli ogni valore umano. Questa volontà appare già chiara nell’aspetto antioperaio che il fascismo italiano assume fin dai primi anni, e va affermandosi con sempre maggior precisione nella evoluzione del fascismo nella sua versione tedesca, fino alle massicce deportazioni in Germania di lavoratori provenienti da tutti i paesi occupati, ma trova il suo coronamento, ed insieme la sua riduzione all’assurdo, nell’universo concentrazionario.

 

Allo stesso scopo tende l’esaltazione della violenza, essa pure essenziale al fascismo: il manganello, che presto assurge a valore simbolico, è lo strumento con cui si stimolano al lavoro gli animali da soma e da traino.Il carattere sperimentale dei Lager è oggi evidente, e suscita un intenso orrore retrospettivo. Oggi sappiamo che i Lager tedeschi, sia quelli di lavoro che quelli di sterminio, non erano, per così dire, un sottoprodotto di condizioni nazionali di emergenza (la rivoluzione nazista prima, la guerra poi); non erano una triste necessità transitoria, bensì i primi, precoci germogli dell’Ordine Nuovo. Nell’Ordine Nuovo, alcune razze umane (ebrei, zingari) sarebbero state spente; altre ad esempio gli slavi in genere ed i russi in specie sarebbero state asservite e sottoposte ad un regime di degradazione biologica accuratamente studiato, onde trasformarne gli individui in buoni animali da fatica, analfabeti, privi di qualsiasi iniziativa, incapaci di ribellione e di critica.

 

I Lager furono dunque, in sostanza «impianti piloti» anticipazioni del futuro assegnato all’Europa nei piani nazisti. Alla luce di queste considerazioni, frasi come quella di Auschwitz, «Il lavoro rende liberi», o come quella di Buchenwald, «Ad ognuno il suo», assumono un significato preciso e sinistro. Sono, a loro volta, anticipazioni delle nuove tavole della Legge, dettata dal padrone allo schiavo, e valida solo per quest’ultimo.

 

Se il fascismo avesse prevalso, l’Europa intera si sarebbe trasformata in un complesso sistema di campi di lavoro forzato e di sterminio, e quelle parole, cinicamente edificanti, si sarebbero lette sulla porta di ingresso di tutte le officine e di tutti i cantieri. 

-Primo Levi, in «Triangolo Rosso», Aned, novembre 1959.-




25 aprile 2011

25 Aprile...io non dimentico!

Il 25 aprile ricorre la Festa della Liberazione d'Italia dalla dittatura fascista...
Io non dimentico!
Io non dimentico il sangue versato dai padri per la libertà e la democrazia.
Il tentativo di revisionare la Storia è un attentato
alla nostra democrazia
alla
Libertà
e
alla
Costituzione Italiana.

Buon 25 Aprile!

La Libertà nasce dalla Resistenza
-Vulcanochimico-



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