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"Appoggiata alla luna"

di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



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"Ci sono il noto e l'ignoto,
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-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
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ma solo ciò che avviene
nella realtà
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-Vulcanochimico
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24 luglio 2017

Pensieri Bonsai...Sulla lentezza


"Si ospitano più altri quando si guarda un cane, un’uscita da scuola, un affacciarsi al balcone, quando in una sosta buia si osserva un giocare a carte, che in un volare, un faxare, in un internettare. Questo pensiero lento è l’unico pensiero, l’altro è il pensiero che serve a far funzionare la macchina, che ne aumenta la velocità, che si illude di poterlo fare all’ infinito. Il pensiero lento offrirà ripari ai profughi del pensiero veloce, quando la macchina inizierà a tremare sempre di più e nessun sapere riuscirà a soffocare il tremito. Il pensiero lento è la più antica costruzione antisismica."

-F.Cassano,"Il pensiero meridiano"-





24 luglio 2011

Pensieri Bonsai...Siamo poveri di coraggio


…Siamo poveri di coraggio,di quella virtù inagurale che rende possibile il nuovo,quello vero e non quello di plastica,quello povero e iniziale,non solo quello che sa solo afferrare,comprare e conquistare.Ed è il coraggio che non fa subire il torto,che fa ribellare,che fa dire la verità ai poteri di brillantina,di auto blu,di mani sudate,di prime pietre,di parate,di commemorazioni,di galoppini e di telefonini,di oscene  cerimonie in cui si bendice l’impudicizia del potere.

…Siamo poveri di beni pubblici perché essi possono solo venire se sono diffuse piccole dosi di coraggio,di rispetto per la bellezza e di riguardo per i luoghi di cui non si possono escludere gli altri.Saremo tutti più ricchi non quando avremo incrementato il nostro bottino privato ma quando avremo restituito a tutti le strade,le spiagge e i giardini,quando saremo guariti dalla ricerca ossessiva della separazione e della distinzione.Allora la bellezza tornerà a visitarci.Non è possibile togliere il potere ai piazzisti se non si scopre la differenza tra l’esperienza del mondo e il suo acquisto in offerta speciale.

-F.Cassano “Il pensiero meridiano”pag.18-20,Laterza-




18 giugno 2011

L'infinito del mare...


Oggi si può abitare in una città di mare senza riuscire a vederlo,e il mare può riuscire a non vederlo chi lo attraversa,lo vende e lo compra.E per favore quando finalmente si parla di mare non si chieda prima di parlare (come oggi va di moda)il permesso all'economia politica:ciò di cui occorre parlare è qualcosa che precede l'economia,della confidenza sentimentale con il mare,del mare che abbiamo imparato senza nessuna scienza,ma solo abitandoci accanto,come un parente più grande,come la casa dove siamo nati,come un vicino,un silenzio,una solitudine o un mattino.Del mare che scopriamo quando ci sentiamo soffocare perché ci sorprendiamo in una terra circondata da terre.

Il mare è in primo luogo meditazione,una voce impersonale,che mette,forse solo per un’assonanza tutta italiana tra mare e arte,tutti i verbi dell’infinito,un cielo raddoppiato e diventato terrestre,una parete sfondata,un confine libero,un orizzonte che richiama proprio perché fugge.E’ da questa  linea di fuga che nasce quell’inquietudine che si conosce quando si arriva da soli in una terra di mare:ogni pontile è la tentazione di salpare,di andare via,di inseguire,senza poterla afferrare,la linea utopica dell’orizzonte,è qui che nasce un rapporto più ricco e drammatico con la terra.Non siamo più gli ostaggi di un paesaggio,di un campanile che ci orienta,ci soffoca e ci trattiene come una catena:il mare opera uno sfondamento che apre la mente all’idea di partenza,all’esperienza di un’infedeltà che rende incerta,ma anche più grande e complessa la fedeltà ,che inventa la nostalgia,quel desiderio,quel dolore della patria che la fanno diventare interiore,compagna di viaggio di ogni viaggiatore.Rende ogni uomo straniero e ogni straniero un uomo,rende compagna la scissione,ci fa abitare da più di un'anima. Sulle spiagge libere il mare si dà a tutti come una ragazza facile e infedele,anche se c’è una stupidità che cerca di imprigionarlo,di sposarlo e chiuderlo in casa ,di dargli la paranoica fissità del proprio.Le ville sui litorali,piccoli e grandi stupri di cemento che vorrebbero imprigionare il mare,tutte abusive prima di ogni legge,esibiscono l’oscenità della proprietà.ancor prima che un bene economico,ancor prima di essere per noi il mare è per sé,è un’altra forma di vita che,ad appena due passi da noi,guizza intorno ad una mollica caduta in acqua.Lì sotto si agitano i conflitti,le gerarchie,le differenze tra le vite nomadi e gli sguardi fermi delle piante,il gregariato dei branchi e la feroce e libera solitudine dei cacciatori,lì tra differenze di luce e di temperatura vivono una vita ugualmente perfetta le creature degli abissi e quelle delle superfici.

Dal mare arrivano gli ospiti ingrati,il dramma,la fuga,gli inganni e i sogni dei clandestini.Esso nasconde meglio, ridicolizza le guardie costiere,ingoia i disperati senza pietà e senza colpa.La sua crudeltà è come quella della morte vera e inevitabile.Si può morire nella punizione della tempesta e in una splendida giornata di sole.C’è una lezione silenziosa nell’irresponsabilità grande e paurosa del mare ,nel suo ingoiarci buio o solare,nel suo saper accogliere e custodire le agonie che scendono nei fondi di silenzio.Scuola di limite prima di ogni filosofia.

Ma si sa poco della gioia del mare se non si sono mai incontrati laddove esso è alto e blu i branchi di delfini,l’amicizia di queste anime di confine,cugini più saggi e riuscito esperimento divino.Si sa poco di se stessi se non si conosce la pelle eccitata dall’ingresso in mare,e poi il lento conciliarsi con l’acqua,l’accettare di appartenerle,e lasciarsi andare,galleggiare.Il nostro corpo scopre un mondo quando accetta di affidarsi senza paura al moto della risacca,quando contemplando il cielo stesi sul mare immergiamo le orecchie nel suo ventre sonoro,accettando di appartenergli con fiducia filiale.In questo esercizio,nella confidenza con la grammatica dell’acqua c’è un’antica saggezza,il suggerimento della possibilità di un altro tempo.Senza l’infinito del mare si va a fondo risucchiati dal vortice del nostro antropoformismo.non più l’eteronimia che viene dai capricci del vento,dall’umore delle onde e dalla volatilità delle nuvole ma solo i tempi stretti,sempre più stretti del nostro desiderio.Affoghiamo il mare per ucciderne la voce,per affondare i suoi verbi tutti all’infinito nella folla ossessiva ed egoistica dei pronomi personali,dei tempi spezzati e diversi degli uomini.Quando il progresso avrà orgogliosamente superato l’<era del mare>non ci saranno verbi all’infinito,ma solo forme compatibili con la nostra litigiosità condominiale.(Franco Cassano”Il Pensiero meridiano” pag15-!7)

                                    Un buon fine settiman e un saluto affettuoso...A presto

                                                                   -Vulcanochimico-





6 giugno 2011

I giorni del calendario

Ci sono giorni in cui ti senti in esilio, in cui nulla o nessuno riesce a farti tornare in patria, giorni che scivolano via dal calendario, inutili e smarriti. Ci sono giorni di sole asciutto e di terrazzi nitidi, in cui l’orizzonte tra mare e cielo è netto come in un disegno, giorni che tutti, tranne qualche pazzo felice, non sanno neanche vedere correndo a rinchiudersi tra quattro pareti. Ci sono giorni che scappano via e afferri solo alla fine, quando sei stanco, non sai più che farne e getti via come un cibo scaduto.

Ci sono i giorni che diventano celebri, quelli degli incontri che scuotono la vita, oppure quelli che lasciano il segno per un’emozione o una scoperta, per una solitudine o per una compagnia. Ci sono i giorni-vigilia, dei conti alla rovescia, delle sfide attese e temute, i giorni che credi importanti e che invece, subito dopo, sono già appassiti. Ci sono i giorni-fotocopia, quelli che potresti scambiare tra loro, uscendo da uno per entrare nell’altro senza accorgertene. Ci sono i giorni-civetta, che ti sorridono da lontano, che ti tentano e ti fanno sperare, ma poi non si presentano all’appuntamento.

Ci sono giorni di altri che una volta erano anche i tuoi e che adesso non sono più nel tuo calendario, giorni che non ritornano. Ci sono giorni burrasca, che ti sorprendono al largo mentre stai facendo le solite cose e devi pregare per riuscire a tornare. Ci sono i giorni più duri, bui anche a mezzogiorno, degli strappi improvvisi, quelli dei congedi definitivi, delle cose che non puoi cambiare anche se vorresti, i giorni in cui paghi tutto e con gli interessi, quelli in cui una fitta che avevi dimenticato torna a farsi sentire. Ci sono i giorni che si sciolgono al sole: sono belli al mattino, ma poi non accade nulla. Ci sono i giorni-destino, in cui tutto ti accade e tu non hai scelto, i giorni che decidono anche per quelli successivi senza averli consultati. Ci sono i giorni tagliati in due, quelli in cui devi strapparti via mentre vorresti rimanere oppure riesci a passare tra le sbarre e sei libero all’aperto. Ci sono i giorni in cui voli leggero ad alta quota e quelli in cui anche camminare stanca, giorni da giovani e giorni da vecchi.

Ci sono i giorni degli oroscopi, enigmi ed amuleti, in cui tutto risuona e tutto allude, i giorni esoterici. Ci sono giorni con le mani sudate, di attese impotenti dietro porte chiuse, di esami e responsi, i giorni nelle mani di altri e talvolta in quelle di Dio. Ci sono i giorni in cui lavori tanto, ma nessuno se ne accorge e quelli in cui tutti lodano il niente che hai fatto. Ci sono i giorni in cui ritrovi un’amicizia, conquisti una fiducia e quelli in cui la perdi; giorni in cui riesci a curare e guarire, quelli in cui ti sai soltanto ammalare. Ci sono i giorni in cui ti piaci e ti porti in giro con soddisfazione e quelli in cui ti nascondi e non vorresti mai essere in tua compagnia. Ci sono i giorni servili, quelli che preparano gli altri giorni, giorni che sono solo gradini, e i giorni-signori, quelli un po’ superbi che sono lì solo per comandare le storie e dirigere le orchestre. Ci sono i giorni che guardi dall’inizio e quelli che guardi dalla fine, quelli che si fanno pregare e quelli che ti pregano, i giorni arrivati presto e quelli arrivati tardi. Ci sono i giorni di mare mosso in cui, se sei saggio, ti metti al riparo e quelli di brezza leggera in cui l’aria è una carezza e devi lasciarti andare.

Ci sono i giorni di storia, con date, battaglie e racconti e quelli di geografia in cui il tempo scompare e ci sono solo spazi, rocce e insenature. Ci sono i giorni eremiti, in cui lasci tutto alle spalle e diventi una salita e un silenzio, e i giorni carnevale, quelli in cui vorresti sempre toccare ed essere toccato. Ci sono i giorni in cui pensi ai giorni e quelli in cui togli la spina al pensiero. C’è un giorno, un solo giorno in cui ti accorgi che la vita è una successione di giorni diversi, una collezione di fotografie, che lascerai ad altri, nella speranza che ne conservino qualcuna.(F.Cassano)



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