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"Possono raccontarci tante bugie
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24 aprile 2018

25 APRILE...IL PROFUMO DELLA LIBERTA'


(Foto da Freepik, elaborata da me)

Il 25 Aprile non è un giorno qualunque,ricorre l'Anniversario della Liberazione d'Italia.Abbiamo il dovere della memoria,la memoria è impegno.
Buona Festa della Liberazione!
-Vulcanochimico-




24 aprile 2016

25 APRILE 2016, 71°ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE D'ITALIA

Che sia un 25 aprile di piena e robusta memoria. Per avere una robusta memoria ,la memoria deve essere coltivata.


Ecco un piccolo esempio delle tante partigiane,che questo blog ha ricordato, che hanno contribuito alla resistenza rischiando e perdendo la vita per la libertà:

RENATA VIGANO'

IRMA BANDIERA

GABRIELLA DEGLI ESPOSTI

CLORINDA MENGUZZATO

INES BEDESCHI

EDERA FRANCESCA DE GIOVANNI

IRMA MARCHIANI

BUONA FESTA DELLA LIBERAZIONE CON UNA POESIA

Tu non sai le colline
dove si è sparso il sangue. 
Tutti quanti fuggimmo
tutti quanti gettammo 
l’arma e il nome. 
Una donna ci guardava fuggire. 
Uno solo di noi si fermò a pugno chiuso,
vide il cielo vuoto, 
chinò il capo e morì
sotto il muro, tacendo.
Ora è un cencio di sangue
e il suo nome. Una donna 
ci aspetta alle colline. 
-Cesare Pavese (9 novembre 1945)-
-Vulcanochimico-





23 aprile 2016

ASPETTANDO IL 25 APRILE-DONNE DELLA RESISTENZA:IRMA MARCHIANI


"Prigione di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata Pally,
sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto,ora son qui….fra poco non sarò più,muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinchè la libertà trionfasse
Baci e baci dal tuo e vostro
Paggetto                            
Vorrei essere seppellita a Sestola"
Questa è una lettera scritta prima di essere fucilata da Irma Marchiani,partigiana conosciuta col nome di battaglia Anty,nata a Firenze  il 6 febbraio 1911 e fucilata dai nazisti il 26 novembre 1944 a Pavullo nel Frignano (Modena),ricamatrice,modista e pittrice,Medaglia al Valor Militare alla Memoria.Di seguito ciò che è riportato  in breve dall'ANPI

Irma aveva soltanto quattro anni quando i suoi si trasferirono da Firenze a La Spezia. Qui crebbe in una famiglia di antifascisti (il padre ferroviere, con un pretesto, fu licenziato per le sue idee nel 1923, un fratello fu tra gli organizzatori del "Soccorso rosso") e presto dovette lasciare la scuola per contribuire al misero bilancio familiare. Nel1924, infatti, Irma è già al lavoro, dove è apprezzata per le doti che avevano,a scuola, stupito gli insegnanti di disegno. Di salute cagionevole, la ragazzina comincia a recarsi ogni anno per cure sull'Appennino modenese.Conosce quindi bene la zona del Frignano e, quando arriva l'armistizio, non esita a fermarvicisi diventando staffetta delle prime formazioni della resistenza. Da staffetta a partigiana combattente il passo è breve; Anty (questo il suo nome di battaglia), nel maggio del 1944, è nominata vice comandante del Battaglione"Matteotti" della Divisione Garibaldi "Modena". Durante la battaglia di Montefiorino, come ricorda la motivazione della massima ricompensaal valore, "veniva catturata dal nemico nel generoso tentativo di far ricoverare in luogo di cura un compagno gravemente ferito". I tedeschi decidono per Irma Marchiani la deportazione in Germania, ma la giovane donna riesce ad evadere ed a raggiungere la "Matteotti". Con i suoi uomini Anty partecipa coraggiosamente ai combattimenti di Benedello. Catturata dopo questi scontri, fu riconosciuta dai nazifascisti che, alcuni giorni più tardi la fucilarono.

 




20 aprile 2016

ASPETTANDO IL 25 APRILE-DONNE DELLA RESISTENZA:EDERA FRANCESCA DE GIOVANNI


Tremate. Anche una ragazza vi fa paura!”Così gridò ai suoi carnefici prima di fucilarla Edera Francesca De Giovanni,nata a Monterenzio in provincia di Bologna il 17 luglio del 1923 e fucilata a Bologna l'1 aprile 1944.

 Edera era cresciuta in una famiglia di antifascisti e antifascista era rimasta, anche quando era andata a servizio presso una facoltosa famiglia bolognese. Con il fascismo ancora imperante, non aveva esitato a polemizzare pubblicamente con un gerarca del suo paese di origine;ciò le valse venti giorni di carcere.
Caduto Mussolini, prima ancora che la Resistenza si organizzasse, con altri giovani di Monterenzio impose, alle autorità del paese, che il grano ammassato nei depositi fosse distribuito alla popolazione. Dopo poco tempo, Edera divenne un'attiva organizzatrice dei gruppi di partigiani che, su suo impulso,avrebbero costituito la 36a Brigata Garibaldi.
Il 30 marzo del 1944, durante un'azione di prelevamento di armi effettuata nel centro di Bologna con altri partigiani, Edera fu catturata dalla polizia che era stata avvertita da un delatore. Torturata per un giorno intero, la ragazza non si lasciò sfuggire la più piccola informazione e all'alba del 1° aprile fu fucilata contro il muro di cinta del Cimitero in via della Certosa.
Prima che i suoi carnefici sparassero, Edera gli gridò: “Tremate. Anche una ragazza vi fa paura!”. Con la De Giovanni caddero il suo compagno, Egon Brass e i partigiani Ettore Zaniboni,enrico Foscardi,Attilio Diolaiti e Ferdinando Grilli(fonte ANPI)

A Monterenzio è stata intitolata una via e una scuola d'infanzia a Bologna a suo nome.E' sepolta nel monumento ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordata nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento alle Cadute Partigiane a Villa Spada.




21 aprile 2015

Aspettando il 25 aprile-Donne della Resistenza:Irma Bandiera



Irma Bandiera, di famiglia benestante, moglie e madre affettuosa, il suo amore per la libertà la spinse a schierarsi contro gli oppressori.Giovane staffetta partigiana nella 7a G.A.P., viene arrestata dai nazifascisti a Funo di Argelato dopo uno scontro a fuoco. Ha con sé documenti compromettenti.

 

(immagine tratta dalla "fotostoria"della Lotta di Liberazione nel bolognese di Luigi Arbizzani )

Per una settimana "Mimma" subisce tremende torture, ma non svela i nomi dei compagni. E' accecata e giustiziata con alcuni colpi di pistola a bruciapelo il 14 agosto 1944 al Meloncello, ai piedi della collina di San Luca. Il suo corpo è lasciato per un giorno intero sulla strada come monito per tutti i ribelli.(Biblioteca Salaborsa e ANPI)

25 aprile 2015
per non dimenticare la storia
-Vulcanochimico-




24 aprile 2013

25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE:RIDIAMO OSSIGENO ALLA DEMOCRAZIA



BUONA FESTA DELLA LIBERAZIONE
-Vulcanochimico-




25 aprile 2012

Il 25 Aprile:Anniversario della Liberazione dell'Italia,che sia una festa senza dimenticare...




26 gennaio 2012

«Arbeit macht frei»

Come è noto, erano queste le parole che si leggevano sul cancello di ingresso nel Lager di Auschwitz. Il loro significato letterale è «il lavoro rende liberi»; il loro significato ultimo è assai meno chiaro, non può che lasciare perplessi, e si presta ad alcune considerazioni.

 

Il Lager di Auschwitz era stato creato piuttosto tardi; era stato concepito fin dall’inizio come campo di sterminio, non come campo di lavoro. Divenne campo di lavoro solo verso il 1943, e soltanto in misura parziale ed in modo accessorio; e quindi credo da escludersi che quella frase, nell’intento di chi la dettò, dovesse venire intesa nel suo senso piano e nel suo ovvio valore proverbiale-morale.

 

È più probabile che avesse significato ironico: che scaturisse da quella vena di umorismo pesante, protervo, funereo, di cui i tedeschi hanno il segreto, e che solo in tedesco ha un nome. Tradotta in linguaggio esplicito, essa, a quanto pare, avrebbe dovuto suonare press’a poco così:«Il lavoro è umiliazione e sofferenza, e si addice non a noi, Herrenvolk, popolo di signori e di eroi, ma a voi, nemici del terzo Reich. La libertà che vi aspetta è la morte».

 

In realtà, e nonostante alcune contrarie apparenze, il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme. Sotto ogni militarismo, colonialismo, corporativismo sta la volontà precisa, da parte di una classe, di sfruttare il lavoro altrui, e ad un tempo di negargli ogni valore umano. Questa volontà appare già chiara nell’aspetto antioperaio che il fascismo italiano assume fin dai primi anni, e va affermandosi con sempre maggior precisione nella evoluzione del fascismo nella sua versione tedesca, fino alle massicce deportazioni in Germania di lavoratori provenienti da tutti i paesi occupati, ma trova il suo coronamento, ed insieme la sua riduzione all’assurdo, nell’universo concentrazionario.

 

Allo stesso scopo tende l’esaltazione della violenza, essa pure essenziale al fascismo: il manganello, che presto assurge a valore simbolico, è lo strumento con cui si stimolano al lavoro gli animali da soma e da traino.Il carattere sperimentale dei Lager è oggi evidente, e suscita un intenso orrore retrospettivo. Oggi sappiamo che i Lager tedeschi, sia quelli di lavoro che quelli di sterminio, non erano, per così dire, un sottoprodotto di condizioni nazionali di emergenza (la rivoluzione nazista prima, la guerra poi); non erano una triste necessità transitoria, bensì i primi, precoci germogli dell’Ordine Nuovo. Nell’Ordine Nuovo, alcune razze umane (ebrei, zingari) sarebbero state spente; altre ad esempio gli slavi in genere ed i russi in specie sarebbero state asservite e sottoposte ad un regime di degradazione biologica accuratamente studiato, onde trasformarne gli individui in buoni animali da fatica, analfabeti, privi di qualsiasi iniziativa, incapaci di ribellione e di critica.

 

I Lager furono dunque, in sostanza «impianti piloti» anticipazioni del futuro assegnato all’Europa nei piani nazisti. Alla luce di queste considerazioni, frasi come quella di Auschwitz, «Il lavoro rende liberi», o come quella di Buchenwald, «Ad ognuno il suo», assumono un significato preciso e sinistro. Sono, a loro volta, anticipazioni delle nuove tavole della Legge, dettata dal padrone allo schiavo, e valida solo per quest’ultimo.

 

Se il fascismo avesse prevalso, l’Europa intera si sarebbe trasformata in un complesso sistema di campi di lavoro forzato e di sterminio, e quelle parole, cinicamente edificanti, si sarebbero lette sulla porta di ingresso di tutte le officine e di tutti i cantieri. 

-Primo Levi, in «Triangolo Rosso», Aned, novembre 1959.-




25 aprile 2011

25 Aprile...io non dimentico!

Il 25 aprile ricorre la Festa della Liberazione d'Italia dalla dittatura fascista...
Io non dimentico!
Io non dimentico il sangue versato dai padri per la libertà e la democrazia.
Il tentativo di revisionare la Storia è un attentato
alla nostra democrazia
alla
Libertà
e
alla
Costituzione Italiana.

Buon 25 Aprile!

La Libertà nasce dalla Resistenza
-Vulcanochimico-




26 gennaio 2010

La memoria è un dovere..."Se comprendere è impossibile,conoscere è necessario"


“…La nostalgia pesava soltanto quando i bisogni elementari erano soddisfatti,la nostalgia è un dolore umano,un dolore ragionevole,un dolore al di sopra della cintola che riguarda l’uomo pensante che gli animali non conoscono e la vita del lager era animalesca e le sofferenzeche prevalevano erano animalesche per la mancanza del cibo,del freddo per essere mal coperti,ed essere picchiati,percossi quasi tutti i giorni,quasi tutte le ore,ma anche un asino soffre per le percosse,per la fame,per il freddo,anche un cane .E quando nei rari momenti in cui capitava ,che le sofferenze primarie cessassero,qualche volta capitava,molto di rado e allora affiorava questa altra categoria di sofferenze,tra cui la nostalgia. la nostalgia, la sofferenza dell’esilio,della famiglia perduta,del pericolo,della paura della morte anche”...
-Primo Levi-
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »


-da "La vita è bella"di Roberto Benigni-
-Vulcanochimico-



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