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8 dicembre 2015

ALBERISTI O PRESEPISTI?

Oggi è l’otto dicembre, secondo la tradizione è il giorno in cui si inizia ad allestire l’albero di Natale o il Presepio. Di seguito riporto un simpatico brano di Luciano De Crescenzo su chi ama preparare il presepio e chi invece l’Albero di Natale dividendoli in due categorie:i presepisti e gli alberisti.

«Il presepe» dice il professore «per noi napoletani è una cosa veramente importante, lei ingegnere scusi preferisce il presepe o l’albero di Natale?»
«Il presepe, ovviamente.»
«E ne sono contento per lei» mi dice il professore stringendomi la mano. «Veda, gli esseri umani si dividono in presepisti ed alberisti e questa è una conseguenza della suddivisione del mondo in mondo d’amore e mondo di libertà ma questo è un discorso lungo che potremo fare un’altra volta, oggi invece vi vorrei parlare del presepe e dei presepisti»
«Forza professò » dice Salvatore. «Parlateci del presepe che qua stanno i ragazzi vostri!»
«Dunque , come vi dicevo, la suddivisione in presepisti ed alberisti è tanto importante che, secondo me, dovrebbe comparire sui documenti d’identità come il sesso ed il gruppo sanguigno. E già per forza, perché altrimenti un povero dio rischierebbe di scoprire solo a matrimonio avvenuto di essersi unito con un cristiano di tendenze natalizie diverse. Adesso sembra che io esageri, eppure è così: l’alberista si serve per vivere di una scala di valori completamente diversa da quella del presepista. Il primo tiene in gran conto la Forma, il Denaro e il Potere; il secondo invece pone ai primi posti l’Amore e la Poesia.»
«Noi qua in questa casa» dice Saverio, «siamo tutti presepisti, è vero professò?»
«No, non tutti. Mia moglie e mia figlia, ad esempio, come quasi tutte le donne, sono alberiste.»
«Ad Assuntina piace l’albero di Natale» dice sottovoce Saverio.
«Tra le due categorie non ci può essere colloquio, uno parla e l’altro non capisce. La moglie vede che il marito fa il presepe e dice: “Ma perché invece di appuzzolentire tutta casa con la colla di pesce, il presepe non lo vai a comprare già bello e fatto all’UPIM?”. Il marito non risponde. E già perché all’UPIM si può comprare l’albero di Natale che è bello solo quando è finito e quando si possono accendere le luci, il presepe invece no, il presepe è bello quando lo fai o addirittura quando lo pensi: “Adesso viene Natale e facciamo il presepe. Quelli a cui piace l’albero di Natale sono solo dei consumisti, il presepista invece, bravo o non bravo, diventa creatore ed il suo vangelo è “Natale in casa Cupiello”.»
«Io l’ho visto professò e mi ricordo di quando Eduardo dice: “Il presebbio l’ho fatto tutto da solo e contrastato dalla famiglia”.»
«I pastori» continua Bellavista. «Debbono essere quelli di creta, fatti a mano, un poco brutti e soprattutto nati a San Gregorio Armeno, nel cuore di Napoli, e non quelli di plastica che si vendono all’UPIM, e che sembrano finti; i pastori debbono essere quelli degli anni precedenti e non fa niente se sono quasi tutti un poco scassati, l’importante è che il capofamiglia li conosca per nome uno per uno, e sappia raccontare per ogni pastore nu bello fattariello: “Questo è Benito che non teneva voglia di lavorare e che dormiva sempre questo è il padre di Benito che pascolava le pecore sopra alla montagna e questo è il pastore della meraviglia” e a mano a mano che i pastori escono dalla scatola, c’è la presentazione. Il padre presenta i pastori ai figli più piccoli, che così ogni anno, quando viene Natale, li possono riconoscere e li possono voler bene come a persone di famiglia. Personaggi della vita, anche se storicamente inaccettabili come ‘O monaco e ‘O cacciatore c’o fucile.»
«Professò, po’ ce sta ‘o cuoco, ‘a tavulella cu’ e’ ddoie coppie assettate, ‘o mellunaro, o’ verdummaro, chille ca venne ‘e castagne, ‘o canteniere, ‘o chianchiere (Il cuoco, la tavola con le due coppie sedute, il venditore di cocomeri, il verdumaio, quello che vende le castagne, il vinaio, il macellaio).»
«Ebbè,» dice Salvatore a pure a quell’epoca si doveva faticare fino a notte tarda per poter campare»
«E poi ci sta ‘a lavannara (la lavandaia),» continua Saverio «‘o pastore che porta ‘e pullastre, ‘o piscatore che pesca overamente nell’acqua vera che scende da dentro all’enteroclisma messo dietro al presepe.»
«Papà mio,» dice Luigino, «quelli un poco scassati li riusciva sempre a mettere in maniera tale che poi nessuno si accorgeva se tenevano un braccio o una gamba di meno; mi diceva: “Luigì, adesso papà trova una posizione strategica per questo povero pastoriello che ha perduto una coscia”, e lo piazzava dietro a una siepe o dietro a un muretto, e poi mi ricordo che avevamo un pastore che ogni anno si perdeva qualche pezzo, tanto che alla fine ci rimase solo la testa e papà la piazzò dietro a una finestrella di una casetta. Papà le casette le faceva con le scatole delle medicine e poi dentro ci metteva la luce, e quando, durante l’anno, io mi dovevo prendere una medicina, per esempio uno sciroppo che non mi piaceva, allora lui prendeva lo scatolino e mi diceva: “Luigì, questo scatolo ce lo conserviamo per quando viene Natale, che cosi ne facciamo una bella casetta per il presepio, tu però bell’ ‘e papà devi finire prima la medicina che ci sta dentro, se no papà la casarella come la fa?”»
«E poi, quando veniva la mezzanotte,» continua Salvatore «ci mettevamo tutti in processione e giravamo per tutta la casa cantando “Tu scendi dalle stelle”. Il più piccolo della famiglia avanti con il bambino Gesù, e tutti quanti dietro con una candela accesa tra le mani.»
«O’ presepe! L’addore (odore) d’a colla ‘e pesce, ‘o suvero (il sughero) pe fa ‘e muntagne, ‘a farina pe fa ‘a neve...»(da"Così parlò Bellavista)

E voi siete alberisti o presepisti?Io prefeisco l’albero di Natale,quindi alberista,non certo per le motivazioni di Bellavista,perché anche nel fare l'albero di Natale c'è poesia,c'è l'amore del ricordo.Nella mia famiglia ci sono anche i presepisti e alla fine li facciamo entrambi.
Con questo post voglio anche ricordare i grandi De Filippo,Eduardo e Luca in “Natale in casa Cupiello”…Buona visione





1 aprile 2012

Teatro....Le voci di dentro:la stima



-Da"Le voci di dentro"di E.De Filippo-

"(..)Voi mò volete sapere perché siete assassini ... in mezzo a voi probabilmente ci sono io pure  e non me ne rendo conto ..

Avete sospettato l'uno dell'altro:’u marito e a mujere,’a mujere e ‘u maritu, ‘u fratello e ‘a sorella,’a sorella e ‘u fratella,’a zia ‘unipote,’u nipote ‘e a zia

Io vi ho accusati e voi non vi siete ribellati, lo aveteritenuto possibile. Un delitto lo avete messo fra le cose probabili di tutti igiorni; un assassinio nel bilancio di famiglia!

La stima, don Pasqua', la stima!Ti ci mette a posto con la nostra coscienza,ti ci da la possibilità di guardarsi dentro e dire: si è così!Quella stima che ci ti da la fiducia scambievole,la serenità la possibilità di guardarci negli occhi,don Pasqua’ senza la stima si può ... si può arrivareal delitto e ci stavamo arrivando(…)

Eh!Zi’ Nico’ ,Zi’ Nico’avevi ragione tu parlare è inutile,No..niente,che parlam ‘a fa'"




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