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"Appoggiata alla luna"

di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



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"Ci sono il noto e l'ignoto,
e in mezzo ci sono le porte"
-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
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ma solo ciò che avviene
nella realtà
dei fatti è verità"
-Vulcanochimico
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21 febbraio 2016

Pensieri Bonsai...SULLO SCETTICISMO

"Non ci fidiamo più l’uno dell’altro. 
Vediamo agguati dappertutto.
 Il sospetto è divenuto organico nei rapporti col prossimo. 
Il terrore di essere ingannati ha preso il sopravvento sugli istinti di solidarietà che pure ci portiamo dentro. 
E il cuore se ne va a pezzi dietro i cancelli dei nostri recinti."
-Don Tonino Bello-




30 giugno 2013

I fiori raccontano...la diffidenza,la felicità e la prosperità

La lavanda il cui nome comune deriva dal latino “lavare” perché era utilizzata sin dall’antichità come antisettico, per detergere il corpo oltre che per il suo profumo,appartiene alla famiglia delle Lamiaceae e comprende una trentina di specie originarie dei Paesi del Mediterraneo. La lavanda è una pianta perenne, sempreverde chenon ha grandi dimensioni, può raggiungere al massimo un metro di altezza, le foglie hanno un bel colore verde-grigio e i fiori sono a forma di spiga e hanno un lungo stelo. Il loro profumo è delicato e varia secondo la specie. Una antica leggenda narra che il suo profumo potesse conquistare gli uomini equindi essere utilizzata per gli incantesimi d’amore, oltre ad assicurare felicità, protezione, purificazione e gioia. Da queste credenze nacque la tradizione popolare di mettere all’interno del corredo della futura sposa spighe di lavanda  proprio augurare felicità e prosperità. In Francia è nota anche una leggenda della fata Lavandula che giustifica la diffusione della lavanda in Provenza:« Una bellissima fata di nome Lavandula nata fra le lande selvagge della montagna di Lure, aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri.Lavandula, un giorno, si mise a cercare un bel posto dove andare a vivere e iniziò a sfogliare un libro di paesaggi. Ad un certo punto, si fermò sulla pagina della Provenza e cominciò a piangere alla vista delle povere terre aridee incolte. Ecco allora che tutte le sue lacrime caddero sulla pagina e finirono per macchiarla. Cercando di nascondere il danno fatto, la fata si asciugò i magnifici occhi blu ma provocò ancora più danni, spargendo le gocce di lacrime dappertutto sulla pagina. Disperata, la fata prese un grande pezzo di cielo blu sulla Provenza per dimenticare tutte le macchie. Da quel giorno, la lavanda cresce in quelle terre e le fanciulle bionde di Provenza hanno gli occhi blu con scintille color lavanda, soprattutto quando in estate, al calar della sera,si mettono a guardare il cielo che scende sui campi di lavanda in fiore».I fiori di lavanda a seconda dello scopo per cui saranno utilizzati si raccolgono in tempi e modi diversi, così per utilizzo erboristico si raccolgono all'inizio della fioritura mentre per l'industria cosmetica e per la profumeria nel periodo di massima fioritura.

Dopo la raccolta che deve essere fatta raccogliendo l'infiorescenza con tutto il fusto, si fanno seccare in mazzi appesi a testa in giù, in luoghi ventilati ed ombrosi per evitare che il sole impallidisca il bel colore blu-violaceo. Quando i fiori sono secchi si separa la spiga dal gambo e in genere si conservano in sacchetti di tela o di mussola per profumare la biancheria o essere utilizzati per la preparazione dei pot-pourri per profumare la casa, usanza questa fin dal lontano 1700, i fiori freschi sono invece utilizzati per estrarre gli oli essenziali.In florigrafia la lavanda ha due significati uno legato ai sentimenti e alla felicità,infatti,regalare un ramo di lavanda significa come detto sopra augurarefelicità e proserità,mentre il secondo significato è legato alla diffidenza, in quanto si narra che anticamente la lavanda venisse usata contro i morsi dei serpenti e raccomandavano di strofinarla sulle ferite dopo averla lasciata macerare in acqua. Era pertanto considerata un antidoto, ma si raccontava anche che all'interno dei suoi cespugli i serpenti vi facessero il nido, soprattutto gli aspidi, perciò ci si avvicinava ad essi con grande cautela. Altri attribuiscono il significato di diffidenza per la presenza di un numerose api e calabroni in prossimità della pianta durante la fioritura e di conseguenza della diffidenza e della cautela che bisogna avere quando si raccolgono le spighe fiorite

Sulla diffidenza..

“A gatto che lecca spiedo, non gli fidar arrosto.”

 

 




15 luglio 2008

I Fiori Raccontano...La Diffidenza


-"Fanciulle con oleandro"G.Klimt-

L’oleandro il cui nome botanico è Nerium Oleander, appartiene alla famiglia delle Apocynaceae ed è originario dell’Asia. La pianta è un arbusto sempre verde e i fiori semplici, semidoppi e stradoppi, con colori che vanno dal bianco al rosso cupo, passando attraverso sfumature avorio, rosate o arancio, sono delicatamente profumati. Ogni fiore si apre con il sole a metà mattina e si richiude a metà pomeriggio; con il tempo cattivo rimane chiuso e dura solo pochi giorni L’oleandro cresce spontaneamente, ma viene diffusamente coltivato per le sue caratteristiche ornamentali. E' utilizzato soprattutto nelle alberature di città costiere a clima mite e sulle nostre autostrade. La velenosità per l’uomo e gli animali dell’oleandro era nota sin dall’antichità, contiene, infatti, alcaloidi e glucosidi tossici in particolare l’oleandrina e il neroside che se ingeriti provocano tachicardia con aumento della frequenza respiratoria. Si possono anche determinare delle dermatiti da contatto solo toccando foglie e fiori. Si racconta che diversi soldati delle truppe napoleoniche morirono per aver imprudentemente mangiato carne, che era stata arrostita su spiedi ottenuti con legno di oleandro durante le campagne militari in Italia. In India l’oleandro è considerato un fiore tombale, una leggenda narra che le eroine che morivano suicide si cingevano il capo con una corona di fiori di oleandro. Nel linguaggio dei fiori a causa della sua tossicità simboleggia la diffidenza, la cautela.-Vulcanochimico-


Erigone, Aretusa, Berenice,
quale di voi accompagnò la notte
d'estate con più dolce melodia
tra gli oleandri lungo il bianco mare?
Sedean con noi le donne presso il mare
e avea ciascuna la sua melodia
entro il suo cuore per l'amica notte;
e ciascuna di lor parea contenta.
E sedevamo su la riva, esciti
dalle chiare acque, con beato il sangue
del fresco sale; e gli oleandri ambigui
intrecciavan le rose al regio alloro
su 'l nostro capo; e il giorno di sì grandi
beni ci avea ricolmi che noi paghi
sorridevamo di riconoscenza
indicibile al suo divin morire.
"Il giorno" disse pianamente Erigone
verso la luce "non potrà morire.
Mai la sua faccia parve tanto pura,
non ebbe mai tanta soavità".
Era la sua parola come il vento
d'estate quando ci disseta a sorsi
e nella pausa noi pensiamo i fonti
dei remoti giardini ov'egli errò.
L'udii come s'io fossi ancor sommerso
e la sua voce avesse umido velo.
Ma reclinai la gota, e d'improvviso
tiepida come sangue dalla conca
dell'udito sgorgò l'acqua marina.
Pur, profondando nella sabbia i nudi
piedi, io sentia partirsi lentamente
il buon calor del tramontato sole.
E chi recise all'oleandro un ramo?
Io non mi volsi, ma l'amarulenta
fragranza della linfa della fresca
piaga mi giunse alle narici, vinse
l'odor muschiato dei vermigli fiori.
"O Glauco" disse Berenice "ho sete".
Ed Aretusa disse: "O Derbe, quando
fiorì di rose il lauro trionfale?"(...)
-G.D'Annunzio-
tratto da Alcyone "L'Oleandro"




 



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