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6 luglio 2008

Socrate e i Sondaggi...

Il mio amico Alfio Tarullo mi ha inviato ieri sera un bellissimo articolo, che ha scritto per la testata online Brindisisera.Un articolo pregevole, arguto e penetrante ve lo propongo:

Che cosa dirà mai la gente? E perché preoccuparsi delle opinioni della gente?

Nel "Critone" -scritto intorno al 395 a.c. -Platone ci offre il dialogo tra il filosofo Socrate, in prigione, e il suo fedele discepolo Critone. Costui si reca nel carcere per annunciargli che l'esecuzione della condanna a morte, decretata dal tribunale di Atene, è ormai prossima e per esortarlo a fuggire, dichiarandosi pronto ad aiutarlo in questo possibile tentativo.
Così parla Critone al suo maestro, in nome di tutti i discepoli:
“Così passiamo agli occhi del mondo come quelli che avrebbero potuto salvarti, e potevamo farlo, anche per poco, e non lo abbiamo fatto (anche a causa del tuo comportamento): Insomma bastava darsi da fare, e nemmeno molto. Stai attento, Socrate, che questa vicenda oltre al danno enorme non porti anche vergogna e disonore per te e per noi".
Critone si preoccupa della sorte del suo maestro ed anche di quello che penserà la gente dei suoi discepoli: perché non hanno tentato di farlo fuggire?
I bravi e molto pazienti lettori di questo giornale on line mi chiederanno, a questo punto, cosa c'entrino i sondaggi, che non esistevano nell'Atene del 399 a.c. e di cui ho fatto menzione nel titolo di questo pezzo. Si comprenderà la correlazione leggendo la saggia risposta di Socrate, che non voleva evadere dal carcere (per non menomare il “valore assoluto" della Legge e del Tribunale) al suo discepolo:
Socrate.“Caro amico mio, questi tuoi sentimenti sono molto apprezzabili, se accompagnati da un giusto giudizio. […] Cerchiamo ora di capire se quello che tu proponi bisogna farlo o meno.
Perché non solamente oggi, ma da sempre, io sono fatto così, che io non do retta a nessuno se non alla ragione, quella che pensandoci mi sembra la migliore. [.] E porto sempre rispetto ai valori che ho osservato.
E se oggi non riusciamo a trovare qualcosa di più convincente sappi che non mi piegherò mai, per niente al mondo, a quello che tu mi stai proponendo (ndr: l'evasione dal carcere) […] Coloro i quali non parlano tanto per parlare hanno sempre sostenuto più o meno quello che sostengo io. E cioè che di alcune opinioni degli uomini bisogna fare tesoro, mentre altre non è proprio il caso di prenderle in considerazione. Per gli dei, non ti pare questo detto bene, amico? Tu, secondo la natura umana, non corri pericolo di morire domani e quindi non sei accecato da una disgrazia come la mia. Pensa dunque. Non ti pare logico sostenere che alcune opinioni umane bisogna stimarle, mentre altre possono essere trascurate? E nemmeno le opinioni di tutti gli uomini, ma di certi uomini sì e di certi altri no? Che cosa ne dici? Non sto dicendo cose giuste?"
Critone: “Dici cose regionevoli, Socrate."
Socrate:“Dunque delle buone opinioni bisogna far tesoro e delle cattive farne a meno."
Critone: “Proprio così."
Socrate: “E buone opinioni non sono quelle dei saggi, mentre cattive sono quelle degli sciocchi?"
Critone: “E come no?"
Socrate: “Ora dimmi se ragionavamo bene o male su quest'altra questione. Prendiamo uno che faccia ginnastica A quale giudizio, di lode o di biasimo, tiene costui: a quello di un uomo comune, oppure a quello, e soltanto a quello, di un medico o di un maestro di ginnastica?"
Critone: “Soltanto a quello del medico o del maestro di ginnastica"
Socrate: “Quindi lui teme solo il biasimo e desidera solo le lodi del medico e del maestro di ginnastica e non quelle del resto della gente."
Critone: “E' proprio così".
Socrate: “Quindi bisognerà fare ginnastica e mangiare e bere e fare ogni cosa nel modo che ritiene corretto solo chi se ne intende e ci è superiore, e non già secondo quello che pensano gli altri. Non è vero?
Critone: “E' vero"
Socrate: “Bene. Invece non dando retta al maestro, e disprezzando i suoi pareri e avvertimenti, tenendo invece in gran conto le opinioni della gente sciocca, non ci si procurerà solo danno?"
Critone:“Come no?"
Socrate: “E di che genere di danno si tratta? E quale parte danneggerà di quello che disubbidisce?
Critone: “Il corpo certo, è il corpo che subisce il danno"
Socrate: “Tu hai detto bene. E accade anche nel resto delle cose, tanto per non stare ora ad enumerarle. E quindi questo vale per il giusto e l'ingiusto. Per il brutto e per il bello. Per il buono e per il cattivo, che è l'argomento intorno al quale stiamo ora discutendo.
Dobbiamo seguire forse l'opinione della gente oppure solo di quello che se ne intende, se mai ce n'è uno, e di quello avere paura più che di tutti gli altri assieme? Perché se noi non ascolteremo costui (ndr: solo quello che se ne intende) ci troveremmo a distruggere e a guastare la parte di noi che con il giusto, come dicevamo, diventa migliore, e con l'ingiusto appassisce.""

Beh, cari lettori, avete riscontrato una certa correlazione tra il pensiero di Socrate e i sondaggi?Se uno fa ginnastica dovrà seguire i consigli della gente o del maestro di ginnastica? E il maestro di ginnastica eseguirà un sondaggio, magari tra gli inesperti, per avvalorare la bontà della sua visione sull'esercizio ginnico dell'allievo?
E se un commissario tecnico della nazionale di calcio deve varare la formazione della squadra potrà far affidamento sulla gente chiamata ad esprimersi con un sondaggio al quale partecipano anche chi di calcio non s'intende? Oppure sui tecnici del suo staff dei quali s'è circondato?E' vero, al tempo di Socrate i sondaggi non esistevano ma aleggiava nell'aria “quel che la gente pensa (e crede sia giusto)" e che Socrate, da gran saggio, avversava. Non parliamo poi, di certi improvvisi sondaggi militari: chi ha fatto la naja sa in che cosa consistesse l'improvvisa visita del colonnello comandante all'ora del rancio:
“Soldato, com'è il rancio?" interrogava. Immancabile la risposta “Ottimo, signor colonnello" Colonnello e soldato accomunati nell'accettare un giudizio positivo con poco giudiziosa certezza.

***

Sono un estimatore della musica classica, anche barocca, e seguo sempre le esibizioni della "Confraternita de' musici" diretta dal nostro Cosimo Prontera, maestro di concerto al clavicembalo. Talvolta ai concerti fra gli spettatori abbondavano oltre misura gli invitati (le cosiddette “Autorità" e gli “Ottimati" della città) la maggior parte dei quali non eccessivamente predisposti alla fruizione di questo tipo di musica ma comunque affascinati dalla sottile malia dei suoni accattivanti; numerosi anche i veri appassionati.
Orbene, il maestro Prontera si sentiva gratificato più da quest'ultimi, anche se esprimevano giudizi critici, piuttosto che dagli applausi dell'altra parte. Se avesse dovuto compiere un sondaggio per accertare il gradimento del pubblico, credete che il maestro avrebbe tenuto conto indifferentemente dei giudizi dell'una o dell'altra parte degli ascoltatori?

***

E immaginate, infine, se nel seicento fossero esistiti i sondaggi e si fosse chiesto alle gente di esprimere una valutazione sulle teorie di Galileo Galilei .
Il 16 aprile 1633 il grande scienziato subì il primo interrogatorio del processo a lui intentato perché sosteneva che non era il sole a girare intorno alla terra ma la terra a girare intorno al sole, non era la terra il centro del sistema bensì il sole.
Se si fosse fatto un sondaggio tra la gente tutta -popolani, studiosi, ecclesiastici- per conoscere cosa pensassero della teoria antibiblica di Galileo e quella tolemaica, che vedeva la Terra al centro dell'Universo, il risultato sarebbe certamente stato contro Galilei con notevole svantaggio: eppur aveva ragione. Avrebbero trionfato gli ammonimenti del cardinale Roberto Bellarmino comminati invano nel 1616 a Galilei.
Eh, sì, Socrate aveva proprio ragione, attenetevi al parere dei saggi e dei giusti e non tenete conto dei sondaggi popolari.  (Alfio Tarullo)


Un saluto a tutti e un grazie al mio amico Alfio per le sue perle di saggezza....
A presto
-Vulcanochimico-




15 giugno 2008

A proposito di Spazzatura: Italo Calvino lo aveva previsto...

Vi propongo un articolo di Alfio Tarullo apparso su brindisisera il 5 giugno 2008.L'ho trovato interessante e pieno di spunti di riflessione...
Leonia: una delle città invisibili -di Alfio Tarullo-
Città nascoste, armoniose, rilucenti, tenebrose. In un viaggio immaginario Italo CALVINO descrive città situate nella fantasia, nascoste, armoniose, rilucenti, tenebrose tutte con un nome di donna (Diomira, Isidora, Dorotea, Zaira... ) Ed ecco LEONIA!
Nel 1972 l'ed. Einaudi pubblica "Le città invisibili", uno degli ultimi libri di Italo Calvino.
Non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, non è un saggio.
E' la descrizione dei caratteri di varie città immaginarie, e quindi dei loro abitanti, nella loro totalitaria sembianza, senza diversificazioni, città che sembrano essere dislocate nell'est asiatico, nel favolistico mondo del “Milione" di Marco Polo per le esuberanti meraviglie e particolarità, anche confuse con le quali ci si rivelano.
Non sapremmo individuarle nella nostra vecchia e raffinata Europa.
Impressionante la caratterizzazione della città di LEONIA.
Calvino scrive nel 1972 (36 anni fa) lontano dalle problematiche odierne; è l'anno in cui cade il Governo Colombo e il successivo governo monocolore dc di Andreotti non ottiene la fiducia per cui il presidente Leone decreta le elezioni anticipate (per la prima volta nella storia della Repubblica); nell'Irlanda del Nord, a Londonberry, le truppe britanniche aprono il fuoco su una folla di manifestanti per i diritti civili e uccidono 13 persone; il presidente USA Nixon incontra il presidente della Repubblica popolare cinese Mao Tse-tung; ha luogo a Stoccolma la prima conferenza internazionale di ecologia.
Niente lasciava immaginare una Leonia circondata da un immane immondezzaio...


Le città continue di Italo Calvino
La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall'ultimo modello d'apparecchio.Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalla cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove:Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole averci più da pensare.Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede. Fuori della città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste mal tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immomdezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immomdezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta un barattolo, un vecchio pneumatico, un fisco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo.

C'è da restar sbalorditi nel leggere di Leonia, niente affatto invisibile, che non riesce a respingere oltre i suoi confini le repellenti montagnole circostanti composte dai resti abbandonati della civiltà quotidiana d'uso giornaliero, ed è in attesa di un immane cataclisma…
(a cura di al.tar.)


Un saluto affettuoso a tutti voi e un grazie di cuore al mio amico Alfio....Buona Domenica
-Vulcanochimico-
 




14 maggio 2008

NO o NON?...

Vi propongo alcuni stralci di articoli e osservazioni di Alfio Tarullo sull'uso di "No" e" Non"con la risposta del prof.Raffaele Iorio...


"Il direttore di Brindisi Seventh Rubino nel suo articolo odierno (settembre 2005) scrive :
Ad intensificare il dibattito, c’è anche la questione ministeriale. Si può tornare indietro nella decisione già assunta a livello governativo? La LNG può o non costruire tale impianto? Oppure è la solita solfa, tipo quella di alcuni referendum, che servono solo a far perdere tempo prezioso? Qualcuno deve dare delle risposte
Orbene non si dice, in italiano, può o non (come scrive Rubino) bensì può o no .
La frase esatta da scrivere è :
"La LNG può o no
costruire tale impianto ?"
Oppure, in alternativa : "La LNG
può o non può
costruire tale impianto ?"
Infatti l'uso corretto di NO e NON è questo
:

(da "Si dice o non si dice ?" di Aldo Gabrielli - Ed.Mondadori 1969)

<< [...] il cinquanta per cento degli Italiani che scrivono e parlano con una certa responsabilità di forma, non si sono mai posti un problema grammaticale di questo genere
.
L'avverbio negativo NO riassume in sè tutt'un discorso (è infatti una di quelle che parole che i grammatici dicono olofrastiche) e va usato sempre da solo, in posizione tonica, in posizione cioè in cui il tono della voce cade e si arresta. (...)

 La questione fu oggetto di una mia lettera (pubblicatail 26 gennaio 2005) al direttore della <<Gazzetta del Mezzogiorno>> nella quale scrivevo, in chiusura:
<<Hanno sbagliato, maledizione, Giacovazzo, Partiplo e De Tomaso.Infatti bisogna scrivere ""Credenti e non credenti"" oppure ""credenti e no"": questa è la regola e non si transige (Da "Si dice o non si dice" di Aldo Gabrielli-ed:Mondadori 1969;
L'avverbio negativo NO riassune in sè tutt'un discorso (è infatti una di quelle partole che i grammatici dicono olofrastiche) e va usato sempre da solo, in posizione tonica, in posizione, cioè in cui il tono della voce cade e si arresta.
L'avverbio negativo NON -.invece- non riassume nessun discorso e non è mai in posizione tonica, cioè noin è mai usato isolatamente, avendo sempre bisogno di appoggiarsi a una parola che segue.
Un esempio: alla domanda "Vuoi venire?", uno risponde "NO" e questo "no" riassume l'intera risposta che sarebbe "non voglio venire".Nessuno risponderebbe con la sola negazione "Non": perciò la forma corretta di una domanda alternativa sarà "Vuoi venire o no?".
" Esatto dire Applaudirono tutti, sportivi e no"
Un celebre romanzo di Elio Vittorini si intitola "Uomini e no":
E' un errore scrivere, come è stato fatto, "La polemica tra laicisti e non">>
Rispose il direttore Lino Patruno della Gazzetta :
""Facciamo una cosa": per essere più tranquilli affidiamoci al prof: Iorio che se ne sta faticosamente zitto.Prego professore" >>
La risposta del compianto Raffaele Iorio. (pubblicata subito dopo il 27 gennaio 2005 ):
"Essere o non essere? Cioè essere o no? E caderci o no? Che trappola è quella tesami dal direttore, l'argomento essendo già stato chiarito in questa rubrica nel remoto 5/12/2002: Ma non remoto per l'egregio Alfio Tarullo, che ben lo risolve rifacendosi al rispettabile prontuario del Gabrieli di 36 anni fa: Non inutilmente, giacché lo strafalcione ha continuato a proliferare: Tant'è che in proposito sono usciti studi specialistici: da Remo Fasani (<<De vulgari eloquentia>>,Padova, Liviano 1978) al fondamentale M:Cortelazzo-U.Cardionale <<Dizionario della parole nuove>>,Torino,Loescher 1989,pag.171, a Luca Serianni (in <<La Crusca per voi>>n.11 ottobre 1995)
Se ne trae la conferma dalle chiose tarulliane: l'avverbio negativo olofrastico (detto così perché da solo costituisce una sola frase) in italiano è soltanto <<no>>.
All'esempio(celeberrimo) del romanzo di Vittorini <<Uomini e no>>, si possono aggiungere <<Il medico della mutua>> di D'Agata, dove scrive :"Una quantità di medici:giovani e no"", e, per prevenire la contestazione degli esperti del funiculì funiculà, Dante . <<Non disceser venti/o visibili o no>> (Paradiso VIII 22-23)
I meno grossi potrebbero opporre Giordano Bruno che negli <<Eroici furori>>, come qualche altro antico scrive:<<O voglia o non>>. Ma, osserva Serianni- si tratta di scrittori non toscani e poco sensibili alla radicata norma grammaticale.
Semmai, sarebbe utile a chi scrive ( e a chi insegna a scrivere) sapere perché lo scorretto <<non>> tenda a sostituirsi al corretto <<no>>.
Si tratta del fenomeno, proprio dell'italiano di ogni tempo dell'ellissi, cioè della cancellazione di strutture di alta prevedibilità: dalla sequenza <<TI PIACCIA O NON TI PIACCIA>>, attraverso la soppressione e del secondo elemento della coppia, si è passati al tipo <<ti piaccia o non>>.
Eppure ricostruire storicamente la genesi di un costrutto non significa necessariamente giustificarlo dal punto di vista normativo.Dice:ma così fan (quasi) tutti. Allora risponderei con la desolante amaritudine di Umberto Eco: <<Mangiate merda:milioni di mosche non possono sbagliarsi."
                              Ed ora vi propongo  un'altra "LEZIONE DI ITALIANO"....

Un saluto affettuoso a tutti....
-Vulcanochimico-




4 maggio 2008

I VIP o Le VIP?....

 Vi propongo un simpatico articolo di Alfio Tarullo,apparso su Brindisisera nell'autunno del 2006....
Brindisi 11 ottobre. C'è stato, giorni fa, nella nostra città il raduno delle vecchie auto d'epoca Bugatti, annunciato con simpatica evidenza dai giornali cittadini e dalla testata on line, compresa questa. Si precisava che il raduno era stato organizzato dal CAMEB (alcuni hanno scritto "raduno CAMEB" senza precisare se si trattasse del Cameb o della Cameb) e si facevano meritati apprezzamenti sull'attività del Cameb. Confesso che il non sapere cosa fosse il Cameb mi ha procurato un pruriginoso sgomento, quello appunto di sentirmi ignorante e di non vedere possibilità per annullare questa lacuna. Sul punto di disperarmi sono stato fortunato e sono riuscito ad appurare il significato dell'ignota sigla o acronimo :CAMEB. Si tratta del Club Auto Motori d'Epoca Brindisi, fondato molti anni or sono dall'infaticabile Tommaso Garbini; club che ha organizzato più volte qui a Brindisi raduni di bellissime auto d'epoca ... Questa premessa serve per renderci conto che la proliferazione delle sigle è stata una esigenza di comunicazione; con un acronimo, breve e memorizzabile, si evitano lungaggini insopportabili, nello scrivere e nell'esprimerci oralmente, e possiamo identificare con immediatezza un ente, una associazione, un organismo internazionale, un centro culturale ecc. Tuttavia ci è impossibile rammentare tutte le sigle. Oggi, a dire dei letterati e degli studiosi, abbiamo superato la soglia dei diecimila acronimi ma noi ne conosciamo un centinaio, quelli che ci sono indispensabili. Molti, perdendo la funzione di acronimo, sono diventati veri e propri sostantivi e nessuno ricorda più che fossero sigle: è il caso di Rai (R.A.I. = Radio Audizioni Italiane) e di Fiat (F.I.A.T. = Fabbrica Italiana automobili Torino) Enel (= Ente Nazionale Energia Elettrica). l piccolo problema grammaticale sorto, concernente l'individuazione del genere -maschile o femminile dell'acronimo- al fine di determinare l'articolo -maschile o femminile- da anteporgli, è stato felicemente risolto. Per la lingua inglese è stato troppo facile, essendo "invariabili" in quell'idioma sia l'articolo che l'aggettivo (non hanno cioè né maschile, né femminile; né singolare , né plurale).
In italiano, usando noi gli articoli "il - lo - la - i - gli - le", e accordandosi l'eventuale aggettivo col genere del sostantivo (in questo caso l'acronimo o la sigla) abbiamo avuto bisogno di stabilire, con qualche acchetabile criterio, il genere della nuova composizione linguistica. Facciamo degli esempi.Trovandoci di fronte alla sigla "Dl" ( che sta per Decreto Legge) , noi diciamo "il dl" e non "la dl" con ciò attribuendo il maschile all'acronimo.Ma di fronte a Dl che fosse "Democrazia e libertà" (che ha per simbolo la margherita) diremmo "la dl", ossia la democrazia liberale. E se "Gruppo Unito" genera l'acronimo "GU", noi diremmo "il GU";mentre attribuiamo altro significato alla "GU" cioè la Gazzetta Ufficiale: insomma gli acronimi possono essere maschili o femminili, singolari o plurali. La prassi costante e consolidata delle lingua italiana, è stata quella di dare all'acronimo o sigla lo stesso genere, maschile o femminile, del sostantivo fondante l'acronimo stesso, come si è visto dagli esempi su riportati. Se "DL" sta per <<decreto legge>> e il sostantivo " decreto" è maschile, anche la sigla DL diventa maschile e noi diciamo " il DL"; se invece "DL" sta per <<Democrazia e Libertà" e il sostantivo "democrazia" è femminile, noi diciamo la "DL". E così il CONI, in quanto il Comitato (Olimpico, nazionale italiano) è maschile e la VIA in quanto la "Valutazione" (dell'impatto ambientale) è femminile. Per quanto attiene le sigle derivanti da sostantivi stranieri, quasi tutti dall'inglese, la lingua italiana, per quel leggiamo sui libri e giornali -di qui la prassi costante- ha adottato lo stesso criterio .Se il sostantivo fondante l'acronimo è maschile o femminile, questo determina la scelta dell'articolo italiano (come abbiamo detto la lingua inglese ha solo un articolo): abbiamo quindi la CIA (Agency = Agenzia, femminile) gli SMS (Short Message System)) con il sostantivo Message maschile; le SS (Schutz Staffel, cioè Squadre d'azione).Nessuno s'è mai sognato di dire <<gli SS>> che pure erano che maschioni sigfridi, essendo corretto le SS !

*****

Ed ora, dopo avervi tediato con questa prassi costante determinatasi nella nostra lingua per individuare il genere dell'acronimo, al fine di potergli anteporre l'esatto articolo determinativo, vediamo uno degli acronimi più usati sia nel linguaggio corrente e sia sui giornali d'ogni tipologia. Si tratta dell'acronimo per indicare una Very Important Person ossia una persona molto importante.
L'acronimo è V.I.P. quindi più sinteticamente VIP. Ora, uniformandoci ai criteri, spontanei ma appropriati, di cui s'è detto, cerchiamo insieme di stabilire se VIP debba essere maschile o femminile. Il sostantivo fondante è "Person", cioè "persona", femminile in italiano;quindi noi dovremmo dire "la VIP" cioè la persona molto importante e "le VIP", cioè le persone molto importanti, indipendentemete se ci rivolgiamo a uomini o donne. E invece no, tutti dicono i VIP (riferendosi a uomini) e le VIP (riferendosi a donne), dimenticando l'autoregolamentazione e che l'acronimo-sigla significa Very Important Person. Se leggessimo per esteso l'acronimo come <<Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, al posto di CONI>>, voi ve la sentiresta di dire " i very important person ? ( I persona più importante) No, direste certamente "le very important person" ; Eppure oggi tutti dicono "I Vip" anzichè, correttamente "le Vip". Esempio corretto : << Le VIP presenti erano Briatore, Berlusconi, Montezemolo>> e nessuno di costoro immagino s'offenderebbe d'essere catalogato come una Vip (una persona molto importante) anzichè un VIP (un persona molto impotante), come non si offenderebbero le SS, se esistessero malauguratamente oggi, d' essere chiamate le SS al femminile e non gli SS! (erano dei perfetti sigfridi...) SS = Schutz Styaffen (squadre di protezione) Noi di Brindisi Sera lanciamo la modesta proposta di modificare il nostro approccio grammaticale alla sigla VIP!(Alfio Tarullo)

E voi cosa ne pensate?...Io concordo con Alfio e aggiungo però una dedica personale,con l'aiuto del grande E.De Filippo, a tutte le VIP e a quelle che si sentono tali...


Un saluto a tutti...a presto
-Vulcanochimico-




16 dicembre 2007

Canzoni...Maramao e... i tanti interrogativi

 Maramao il celebre motivetto degli anni '30 cantata dal Trio Lescano,che ascoltate in sottofondo, ha posto ieri ed oggi tanti interrogativi,uno di questi ve lo propongo con un piacevole articolo scritto da Alfio Tarullo:
                                                 Maramao perché sei morto ?
I versi del refrain della celebre canzonetta italiana degli anni quaranta sono tratti da una ballata popolare barese ?
                                                       -----oooOooo-----
Nell'Italietta fascista degli anni quaranta, prima dell'entrata in guerra e durante il conflitto bellico, tra le tante insipienti canzonette scacciapensieri , furoreggiava il motivetto, orecchiabile e ritmato, del maestro Panzeri, su testo del paroliere M.C.Consiglio: La canzone si chiamava "Maramao"(anno 1939-Ediz.Melodi) ; il refrain della canzonetta, che tutti fischiettavano come antidoto alle angosce della guerra in corso, recitava così, nel suo vacuo nonsenso : """ Maramao, perchè sei morto? - pane e vin non ti mancava - l'insalata era nell'orto- ma una casa avevi tu """ ( Maramao era un gatto...)
Era il lamento d'una padroncina per la morte del gattino che aveva pane, vino e insalata, insomma una bestiola a cui non mancava niente ( era libera la caccia ai topi, si sottintende, nel giardino di casa) eppure era morta. Versetti stupidi, si disse, ma originali e buffi: distoglievano il pensiero dagli affanni quotidiani che affliggevano gli italiani "in guerra". Siano lodi al maestro Panzeri e al paroliere M. Consiglio.
Ma ecco il colpo di scena , altro che versetti da Italietta :                                                              Leggevo, qualche giorno fa, un libro di Antonio Lucarelli, insigne professore e storico del Risorgimento, nato ad Acquaviva delle Fonti , nel 1874, la cui prima edizione venne edita a Bari nel 1922 "Il sergente Romano", storia del brigantaggio politico in Puglia dopo il 1860 ed ho scoperto che ... ma leggiamo quanto riportato da Lucarelli (la presente riedizione é pubblicata dall'editrice Palomar di Bari nel 2003) a pag.108 del volumetto allorché scrive dei vari briganti ,fra i quali Riccardo Colasuonno (detto Ciucciariello) di Andria e del cordoglio patriottico- reazionario per la loro morte fra i ceti popolari che compiangeva i partigiani del Borbone :"" di quasi tutti codesti briganti è ancor viva la memoria nel popolino di Puglia. Parrà strano; ma proprio di questi giorni ho sentito cantare da una donna del volgo, qui a Bari, una strofe del tenore seguente :
Ciucciarielle, peccè si muerte ? - Pane e vine non t'è mancate - La 'nzalate stè all'uérte - Ciucciarelle, peccè si muerte ? ""
Quindi diciassette anni prima di <<Maramao perché sei morto, ballata funebre in onore d'un gattino padronale>>, a Bari si cantava "Ciucciarielle peccè si muerte" , ma quel che colpisce è il riferimento, in entrambe le canzonette, al pane e vino che non mancava e all'insalata che era nell'orto.
Se si tratta di una coincidenza è davvero sbalorditiva...
Se invece non lo è, il buon paroliere Consiglio come faceva a conoscere la ballata popolare pugliese che Antonio Lucarelli asserisce nel 1922 (epoca di pubblicazione del libro) aver sentito cantare da una donna a Bari ? Certamente l'avrà udita intonare da qualche nostra bella popolana avvezza a canticchiare per strada, come tant'altre donne del volgo : allora s'usava,e questi canti tradizionali rendevano il vivere più lieto (o meno tragico!)
Allora : Maramao perchè sei morto ? E' posteriore a Ciucciariello, il brigante Colasuonno ucciso dai Piemontesi...-Alfio Tarullo-
Maramao,un motivetto banale,ma che racconta molta storia,era considerata infatti una canzone delle cosidette "canzoni della fronda" e F.De Gregori ha dichiarato:"Io non avrei mai sospettato che una canzone come 'Maramao perché sei morto?' potesse procurare dei problemi con la censura". Altre notizie e interrogativi li potete leggere Qui
                                      Un caro saluto a tutti e una buona giornata
                                                          -Vulcanochimico
-

 



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